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Punti di vista: l’unicità delle creazioni di Labo’ Milano

L’eccellenza delle creazioni moda di Labo’ Milano raccontata dalla sua fondatrice

“Credo che le cose succedano sempre per un motivo”. Un po’ per caso, un po’ per scelta è iniziata la storia imprenditoriale di Sara Bolla, la giovane fondatrice di Labo’ Milano, il brand di accessori moda realizzati interamente a mano. Accessori per capelli – e non solo – dalla linea semplice, genuina, con un giusto equilibrio tra ricercatezza e buon gusto. Una perfetta fusione di casualità – o forse fortuna la definirebbero alcuni – e determinazione ha portato alla trasformazione di una passione in un vero e proprio lavoro a dimostrazione del fatto che non è mai troppo tardi per stravolgere la propria vita e inseguire i propri istinti.

Foto: Instagram @labo_milano

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Labo Milano Sara Bolla: “La garanzia della qualità abbinata alla cura del dettaglio”

Nel caso di Sara, quella passione per i tessuti e il cucito che l’aveva sempre accompagnata (e che ormai quasi dava per scontata) è diventata un ancora di salvezza in un periodo di difficoltà. Una valvola di evasione da una realtà a volte troppo dolorosa che, alla fine, si è rivelata essere l’arma vincente per superare l’ostacolo, raggiungendo quella soddisfazione che solo chi ascolta i propri sogni può conoscere. Abbiamo incontrato Sara che ci ha raccontato la storia di Labo’ Milano, regalandoci in anteprima la notizia che molto presto arriverà uno showroom a Milano – su appuntamento – che vuole essere più un punto di ritiro degli ordini fatti online, ma che racchiuderà l’anima pura del brand e della sua fondatrice.

Come è andato il progetto di Labo’ Milano?

Fin da piccola ho sempre fatto lavoretti di cucito: ago e filo, macchina da cucire, partendo dal cuscino fino a creare cose più strutturate. Successivamente, verso i 20 anni, ho fatto un corso di sartoria per fare confezionamento abiti. Questa passione mi ha sempre accompagnata, ho sempre adorato fare ricerca di tessuti, soprattutto scampoli avanzati dalle lavorazioni delle grandi firme, da cui partire per poi crearmi il modello. Per una mia necessità personale e per una mia passione per gli accessori per capelli – che mi hanno sempre dato una certa sicurezza – nella primavera del 2019 ho iniziato a farmi queste fasce-turbante. Poi per scherzo ho iniziato a far vedere le mie creazioni ottenendo un riscontro inaspettato e ricevendo sempre più ordini. Un progetto nato un po’ per scherzo, sicuramente non con un intento imprenditoriale, e forse per questo è motivo di così tanta soddisfazione.

Da dove ha origine il nome del tuo brand?

All’inizio il nome era semplicemente “Sara” perché ho sempre avuto in mente la grafica del logo e il mio nome ci stava alla perfezione perché si poteva dividere in due livelli. Poi è capitato che pubblicassero le mie creazioni su Donna Moderna e, vedendo scritto “fasce di Sara” mi sono resa conto che era difficile identificare il brand; così ho iniziato a cercare un nome più caratterizzante. Cercando di restare sulle quattro lettere – perché non volevo snaturare la grafica – e provando a fare l’anagramma del mio cognome (Bolla) è nato Labo’ che tra l’altro in francese significa laboratorio. Il luogo perfetto per restituire l’idea dell’artigianato.

Foto: Instagram @labo_milano

Hai detto che questa passione è stata la tua salvezza in un periodo difficile della tua vita, come mai?

Dopo la gravidanza avevo una situazione lavorativa molto complicata (ho subito mobbing molto pesante una volta rientrata dalla maternità) e cucire non mi faceva pensare a quello che avrei dovuto affrontare al rientro in ufficio. Quindi è stata proprio la mia salvezza. Anche perché poi sono riuscita a trasformare – dopo un anno e mezzo – la mia passione nella mia occupazione principale.

Qual è la filosofia di Labo’ Milano?

Una garanzia di qualità abbinata alla cura del dettaglio. Questo per me è l’aspetto fondamentale. Se mancano questi due elementi viene meno il progetto, ovviamente unito all’amore per la creazione dell’oggetto stesso, che rappresenta una costante senza la quale mi sarebbe impossibile fare quello che faccio. Quando dico “cura del dettaglio” intendo sia a livello di produzione sia a livello di portabilità.

Questo estro artistico ti ha sempre accompagnata nella vita, quindi come mai hai scelto di intraprendere un percorso di studio in ambito economico?

Dopo gli studi liceali, la mia idea era quella di fare architettura, design, però ero troppo in ritardo per il test d’ammissione. Quindi l’unico modo per non perdere tempo mi sembrava quello di intraprendere un percorso nell’ambito del marketing. Mi sono detta studio marketing perché così nell’ambito della moda ci arrivo comunque in qualche modo. Ovviamente a 19 anni non potevo sapere che le cose non andavano proprio in questo modo. Perciò una volta intrapresa questa strada – per caparbietà – ho voluto portarla a termine, nonostante abbia vissuto quel periodo molto male. Stare seduta alla scrivania molte ore mi toglieva la vita, ma nel momento in cui tornavo a casa davo sfogo alla mia necessità creativa: creando mobili, abiti, accessori. Poi grazie soprattutto a mio marito – che mi ha sempre sostenuto – sono riuscita a liberare questo estro, facendolo diventare il mio lavoro.

Foto: Instagram @labo_milano

Questo tipo ti formazione ti è stata utile nell’avviare la tua attività?

Assolutamente sì. Ho sempre avuto paura di aver “buttato via” sette anni di vita, studiando qualcosa che seppur utile non mi appassionava fino in fondo; per poi lanciarmi nel mondo della moda, senza neanche una qualifica. Timori che derivavano da una mia forma mentis per cui “fai quello per cui hai studiato”. In realtà ad oggi posso dire che è stato fondamentale perché gestisco in autonomia la mia attività: ho molto più chiare le dinamiche di gestione finanze ed economica.

Il tuo team da quante persone è formato?

Ad oggi siamo in due a collaborare in maniera continua: io e la mia social media manager. Però c’è poi tutta la parte di artigianato a cui mi poggio, quindi sarte e artigiani specializzati nella produzione di accessori che producono per me ciò che io disegno. Personalmente mi occupo della ricerca dei tessuti, dell’ideazione e poi in base alla tipologia di prodotto scelgo a chi farlo realizzare.

A cosa ti ispiri nell’ideazione dei tuoi accessori? 

Mi baso molto sul mio gusto personale, quindi cerco di rimanere coerente su questa linea. Vado personalmente alla ricerca – anche con viaggi di uno o due giorni – del tessuto più adatto, seguendo le tendenze senza però snaturare il concept bon ton francese del brand.

Foto: Instagram @labo_milano

Ad oggi il tuo catalogo conta solo accessori moda, hai mai pensato di ampliare la produzione?

Si mi piacerebbe molto. Io sono un vulcano di idee, però ogni tanto mi devo fermare per ricordare a me stessa di concentrarmi su pochi pezzi ma fatti bene. Anche per non confondere la clientela – essendo in una fase iniziale. Vorrei estendere la produzione ma non in maniera continua, quindi restare sull’accessorio per capelli magari con una capsule collection di capi in abbinamento. Mantenendo sempre una qualità alta perché mi piace ricordare che i miei pezzi sono unici. Non voglio dire che ci sia un principio di riciclo però usando scampoli di grandi produzioni mi sento di voler dare una nuova vita a questi tessuti abbandonati da qualcun altro.

Come viene percepita l’attenzione per la qualità dal pubblico?

Sto notando che ultimamente c’è molto più ritorno positivo in merito a questo argomento. La qualità non è ancora sempre del tutto percepita: mi è capitato che qualcuno si lamentasse dei prezzi però accade sempre più di rado. Chiaro è che se il tuo metro di paragone a livello di spesa è l’industria del retail come Zara e H&M stiamo parlando di due mondi completamente diversi.

Sara Radegonda

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