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Qual è la situazione delle navi con i migranti al largo della Sicilia – Il Post

Al largo delle coste della Sicilia ci sono da giorni quattro navi che trasportano circa un migliaio di migranti in attesa di poter approdare in un porto sicuro e far sbarcare le persone a bordo. Due di queste hanno fatto sapere di aver chiesto e ricevuto il permesso di entrare nelle acque territoriali italiane dal governo, a causa del maltempo: la Humanity One (della ong Sos Humanity), con a bordo 179 migranti, e la Geo Barents (dell’ong Medici Senza Frontiere), con a bordo 572 migranti. Non hanno tuttavia il permesso di attraccare.

Le altre due sono la Ocean Viking, con 234 migranti, e la Rise Above, che ne ha a bordo 90, dopo che due persone sono state soccorse e portate a terra a Siracusa per ricevere cure. Significa che complessivamente c’è un migliaio di persone sulle navi al largo della Sicilia che aspetta di poter sbarcare: negli ultimi giorni però il governo italiano ha escluso la possibilità di accoglierle e ha fatto capire di voler riprendere la politica dei “porti chiusi”, applicata dal primo governo guidato da Giuseppe Conte e ampiamente promossa dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Venerdì sera il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato in una conferenza stampa di aver firmato un decreto per vietare alla nave Humanity One di far sbarcare le decine di migranti che aveva soccorso nei giorni precedenti nel Mar Mediterraneo: i rappresentanti della Humanity One hanno negato di avere alcuna intenzione di farlo senza il consenso del governo, e in un comunicato hanno poi spiegato di aver ricevuto il permesso di entrare nelle acque italiane e avvicinarsi alla costa, spinti a chiederlo a causa di un temporale.

Allo stesso tempo la Humanity One ha definito «illegale» il decreto e ha detto di essere in attesa di ricevere indicazioni su un porto in cui poter sbarcare dal governo italiano, come prevede la legge internazionale. La Humanity One sta aspettando da due settimane, nel corso delle quali ha fatto 21 richieste per ottenerle. Il governo ha risposto con una lettera venerdì, firmata da Piantedosi e dai ministri della Difesa, Guido Crosetto, e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, in cui negava alla Humanity One il permesso di sbarcare. Il decreto presentato da Piantedosi imponeva alla nave anche di rimanere in rada (cioè ancorata vicino alla costa e al riparo dalle intemperie) solo per il tempo necessario a verificare le emergenze a bordo, di cui eventualmente il governo ha detto che si sarebbe fatto carico.

I rappresentanti della Geo Barents hanno fatto sapere di aver chiesto in modo simile molte volte di poter sbarcare, l’ultima delle quali venerdì sera, senza ricevere mai risposta da più di dieci giorni. La Geo Barents e la Humanity One si trovano più o meno nelle acque al largo di Catania, mente le altre due si trovano un po’ più a nord.

Le condizioni igieniche a bordo delle navi delle ong al largo delle cose italiane sono molto complicate. Ci sono centinaia di bambini e le previsioni meteo per i prossimi giorni sono in peggioramento, con possibili tempeste e onde alte fino a sei metri.

Nel suo intervento in conferenza stampa Piantedosi ha dato una versione assai opinabile e poco condivisa dagli esperti su diversi aspetti del soccorso in mare: ha detto per esempio che le navi che battono bandiera di un certo stato devono essere trattate «come un’isola» di quello stato, implicando che quindi il governo dello stato in questione dovrebbe farsi carico delle richieste d’asilo che avvengono a bordo. È un’interpretazione molto creativa delle norme sul diritto d’asilo.

Scendendo nello specifico, Piantedosi ha detto che il decreto contro la Humanity One è stato emesso in base all’articolo 1 comma 2 del decreto legge 130/2020, il cui testo convertito in legge prevede che «il Ministro dell’interno può limitare o vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale», «fermo restando quanto previsto dall’articolo 83 del codice della navigazione, per motivi di ordine e sicurezza pubblica».

È vero che l’articolo 83 del Codice della Navigazione italiano garantisce al governo la possibilità di vietare il transito e la sosta di navi private nel mare territoriale italiano «per motivi di ordine pubblico». Sarebbe difficile però difendere un argomento del genere in tribunale: com’è possibile che l’arrivo di poche decine di persone in condizioni di estrema vulnerabilità metta a rischio l’ordine pubblico di un paese da 60 milioni di abitanti?

Per il governo, specialmente uno di destra come quello Meloni, le ong sono un obiettivo piuttosto facile. I loro dirigenti e capi missione spesso sono stranieri, le navi battono bandiera straniera – perlopiù per ragioni fiscali – e dal punto di vista mediatico sono finite diverse volte al centro di critiche perché accusate (senza dati a sostegno) di favorire le partenze dei migranti. Da anni le ong lamentano di essere trattate dalla destra europea come «capri espiatori» di una questione molto più grande, cioè la gestione dei flussi migratori da parte dell’Italia e dei paesi dell’Unione europea.

Nel frattempo la gran parte dei migranti che arrivano in Italia lo fa via terra, oppure via mare con piccole imbarcazioni gestite da trafficanti, o ancora a bordo di navi della Guardia Costiera italiana, per esempio dopo un naufragio.

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