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Regionali in Lombardia, il dem Majorino è il candidato del centrosinistra contro Fontana e Moratti: “Possiamo battere la destra”

Il centrosinistra ha un candidato per sfidare Attilio Fontana e Letizia Moratti alle prossime elezioni regionali in Lombardia: è Pierfrancesco Majorino. Il prolungato stallo di Pd e alleati si è sbloccato al tavolo della coalizione. Un incontro online al quale hanno partecipato, oltre al segretario regionale dei Dem Vinicio Peluffo, i rappresentanti di +Europa, dei Verdi, di Sinistra Italiana e dei Lombardi Civici Europeisti.

“Le forze del centrosinistra lombardo mi hanno chiesto di essere il candidato della coalizione alla Presidenza di Regione Lombardia. Sono onorato ed emozionato. A partire dalla giornata di domani le incontrerò per costruire insieme, e secondo le modalità condivise, la proposta più forte possibile per cambiare pagina in Regione. Possiamo battere la destra di Attilio Fontana e sono convinto che ce la metteremo tutta”, le prime dichiarazioni di Majorino.

Da qualche giorno si ipotizzava che il nome sul quale i futuri alleati avrebbero trovato l’accordo sarebbe stato quello dell’eurodeputato ed ex assessore di Palazzo Marino. E così è stato, dopo estenuanti trattative che hanno spazientito dirigenti e militanti. E anche dopo le polemiche interne innescate dall’autocandidatura alle primarie dell’altro Pier, l’assessore Maran.

Proprio Maran, fino all’ultimo secondo utile, ha voluto far sentire la sua voce. Sostenendo che indicare un nome senza passare dai gazebo sarebbe stato “un errore”, una scelta di “chiusura”. E ancora: “Perché la partecipazione deve essere considerata una minaccia da allontanare a qualsiasi costo?”, si è chiesto, rimarcando di non sentirsi “rappresentato da una scelta calata dall’alto”.

Regionali in Lombardia, così si è arrivati alla candidatura di Majorino

La decisione di candidare Majorino è arrivata a chiusura di una giornata frenetica durante la quale si è pensato anche ad un’altra – l’ennesima – fumata nera. E invece, dopo un’ora e mezza di discussione, è uscita una nota congiunta: “Le forze politiche e civiche di centrosinistra, ambientaliste e liberal-democratiche, che in questi mesi hanno lavorato alla costruzione della coalizione per l’alternativa alla giunta Fontana, si sono riunite completando il lavoro sulle priorità programmatiche condivise e che verranno offerte quale contributo alla stesura del programma del candidato presidente. È stato inoltre deciso – si legge ancora nel comunicato – di coinvolgere nella costruzione del programma alcune eminenti personalità della società civile e progressista lombarda, e di chiedere all’Europarlamentare Pierfrancesco Majorino di guidare il lavoro della coalizione, candidandosi a Presidente di Regione Lombardia”.

Nel pomeriggio Majorino – quando già si pensava che il Pd, nonostante qualche difficoltà dell’ultimo momento, avrebbe portato a casa l’accordo – ha scritto su Facebook: “Le elezioni regionali non sono le elezioni della città di Milano. Da tutti i punti di vista. Serve un enorme lavoro fatto in pochissimo tempo nei territori più difficili. Dunque, è persa? Al contrario. Possiamo batterli e dare vita al cambiamento. Ma se facciamo presto e bene con grande compattezza. Perché i lombardi non si meritano Fontana”. Certo, la “compattezza” che richiama non è quella di quel campo largo che in tanti hanno desiderato fino all’ultimo momento, ma quella di un’alleanza piuttosto ristretta.

In questi ultimi giorni di pressing e telefonate, se a sinistra hanno vuto pochi dubbi nel confluire sull’eurodeputato di provenienza diessina, +Europa e i Civici avrebbero preferito un nome più orientato al centro. Ma alla fine il segretario nazionale Benedetto Della Vedova ha dato il via libera chiedendo però l’esclusione dei Cinque Stelle da future alleanze. Così come ha dato l’ok il gruppo del Pirellone guidato da Elisabetta Strada, che avrebbe voluto far correre Bruno Tabacci.

L’ultimo vertice e l’addio alle primarie in Lombardia

Il vertice ha anche sancito l’addio ufficiale alle primarie. Ora sarà l’assemblea regionale del Pd, in convocazione aperta fino a domenica e che si terrà probabilmente domani, a dover ratificare l’accordo. Come? Poiché le primarie sono previste dallo statuto dei Dem, per non farle – nel nome di un percorso comune che scommette su Majorino – servirà il voto dei due terzi dell’assemblea. Una maggioranza che dovrebbe esserci senza troppi ostacoli. Infine ci sarà un altro nodo da sciogliere, quello dell’apertura al M5S: perché se Dalla Vedova ha messo il veto, il segretario regionale di Sinistra Italiana Paolo Matteucci si è subito affrettato a chiedere di “aprire il dialogo” ai pentastellati.

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