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Reichelt a caccia del vero valore della sostenibilità

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Reichelt Elektronik è uno tra i più grandi distributori europei online di elettronica e di tecnologie IT. Vanta 50 anni di storia alle spalle e un portfolio di oltre 120mila prodotti, sia per i consumatori privati che per i clienti business. In collaborazione con l’Istituto di ricerca OnePoll, l’azienda ha esaminato un campione di 1.000 rispondenti italiani durante il mese di agosto al fine di valutare quanto incide la sostenibilità nel processo di acquisto di device e apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ne è emerso che il 52% degli intervistati fa spesso attenzione alla sostenibilità e dichiara di preferire prodotti più “green”, mentre un 39% del campione arriva addirittura a fare della sostenibilità un elemento totalmente determinante per gli acquisti di tipo elettronico. Anche le etichette sul livello di efficienza energetica dell’apparecchio sono un elemento cruciale: il 59% degli intervistati le consulta sempre, sia in negozio che online.

In un periodo storico in cui i temi del cambiamento climatico sono sempre più al centro dell’attenzione pubblica, che la sostenibilità sia un criterio importante per gli acquirenti di prodotti di elettronica, non stupisce certo più nessuno. In che misura e secondo quale modalità questo avvenga, è invece altra questione. Ed è ciò che viene messo in evidenza nel dettaglio dalla ricerca sui consumi di settore nel mercato italiano commissionata.

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Sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni quelli più sensibili alla tematica e maggiormente disposti ad acquistare prodotti più cari purché sostenibili. Pur di scegliere un prodotto sostenibile, sono mediamente disposti a pagare un prezzo più alto, che si aggira attorno ad un 10% in più, soprattutto per i grandi elettrodomestici per la casa. Attorno ad un 9% in più anche per i piccoli device, come ad esempio uno smartphone.

L’indagine ha preso in esame anche le preferenze d’acquisto in merito al prodotto elettronico usato, sperimentato da quasi la metà degli intervistati (45%): in gran parte come scelta dettata principalmente da un risparmio economico, ma per alcuni anche dovuta a motivi di sostenibilità. Quando si tratta però di riparazioni, il tema si complica. Quasi la totalità del campione ha portato ad aggiustare il proprio prodotto elettronico da un professionista. Per alcuni si è rivelato utile, ma per il 65% tale scelta si è rivelata talvolta più costosa rispetto alla possibilità di acquisto del nuovo. Così che il 33% degli intervistati non considera questa alternativa in quanto preferisce possedere un apparecchio di nuova generazione maggiormente all’avanguardia.

Il discorso porta forzatamente a ulteriori considerazioni in merito alla durata e al successivo smaltimento del prodotto elettronico. Il 71% del campione è concorde nell’affermare che i produttori di apparecchiature elettroniche limitino “forzatamente” il loro utilizzo oltre un determinato asso di tempo per incentivare le vendite. Indicando una durata media che varia in base alla categoria merceologica: grandi elettrodomestici come lavatrici o frigoriferi in media attorno ai 7 anni; piccoli dispositivi, come i telefoni cellulari attorno ai 4 anni. Nonostante il 77% dei rispondenti si siano dichiarati sia consapevole delle sostanze anche pericolose presenti negli apparecchi elettrici più datati, meno della metà (45%) ha riciclato i prodotti in appositi centri per lo smaltimento, mentre soltanto il 40% ha restituito un device nel negozio fisico.

Mentre soltanto il 52% del campione conosce il Decreto Legislativo 49/2014 che disciplina il ritiro gratuito dei RAEE di piccole dimensioni da parte di negozi fisici e online.

Inoltre l’indagine di Reichelt Elektronik dichiara “scardinata la vecchia credenza che gli acquisti nei negozi fisici siano più rispettosi dell’ambiente rispetto a quelli online”, evidenziando l’aumento degli acquisti online durante la pandemia. Gli intervistati sottolineano come gli acquisti online siano amici dell’ambiente poiché consegnati in lotti. Si parla di una pianificazione intelligente dei percorsi di consegna che può permettere di risparmiare fino al 60% di anidride carbonica, così come del deposito in grandi magazzini che permette un risparmio in termini di elettricità.

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