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Renault, atto III. E Luca De Meo si accorda con Geely per motori termici e ibridi – Il Fatto Quotidiano

“Noi vogliamo lavorare con i migliori. I migliori vogliono lavorare con noi”. Luca de Meo, Ceo del gruppo Renault, cita i nomi di alcune grandi aziende, come Qualcomm Technologies e Google per esempio, grazie alla cui più estesa collaborazione punta ad assicurare alle auto le stesse funzionalità dei telefonini. Ma nell’incontro con gli analisti aperto anche ai media il manager italiano parla della terza fase della Renaulution, ossia la Revolution (le prime due erano Resurrection e Renovation), che apre nuovi scenari globali per effetto della nuova collaborazione con i cinesi di Geely, che negli ultimi anni hanno fatto la spesa in Europa diventando proprietari (da Volvo a Benelli) o azionisti (da Mercedes-Benz Group a Aston Martin) di vari marchi.

In sella al gruppo, de Meo azzarda il galoppo grazie al progetto Horse (cavallo in inglese) nell’ambito del quale Renault e Geely creeranno una società paritetica indipendente per progettare, sviluppare, produrre e vendere componenti e sistemi di motorizzazioni termiche e ibride con tecnologie all’avanguardia. Il Ceo ha assicurato un giro d’affari di 15 miliardi di euro “fin dal primo giorno” con volumi di 5 milioni di unità.

La società, che dovrebbe generare anche 2,5 miliardi di risparmi, conta già otto clienti, ossia gli stessi marchi del gruppo (le divisioni Auto e Veicoli commerciali della Losanga e Dacia), Nissan, Mitsubishi, Proton, Volvo e Geely. Perché, ha fatto sapere de Meo, Alpine (che con la fine del decennio conta totalizzare la metà dei volumi fuori dal Vecchio Continente) diventerà l’avanguardia elettrica del gruppo anche se Renault sarà il primo marchio a diventare completamente elettrico in Europa, ma sarà anche l’ultimo nel mondo ad abbandonare le propulsioni convenzionali che in molti paesi hanno ancora un ciclo di vita piuttosto lungo. In Horse confluiranno 17 stabilimenti destinati a servire 130 mercati, 5 centri di ricerca e sviluppo in Spagna, Romania, Svezia, Cina e Sud America per un totale di 3.000 ingegneri e 19.000 dipendenti distribuiti in tre continenti. “Crediamo anche nella collaborazione, quando si tratta di investire, creare e sviluppare nuove attività e tecnologie. È il fulcro del nostro approccio orizzontale”, ha affermato de Meo.

L’operazione porterà Renault a raddoppiare la copertura del mercato, dal 40 all’80%, spalancandole le porte verso i mercati di Nord America e Cina. Le stime ufficializzate a Boulogne-Billancourt dicono che con i veicoli termici e ibridi, le vendite di Renault cresceranno del 2% grazie alla presenza in mercati come quelli dell’America Latina, dell’India, della Corea del Sud e del Nord Africa. Grazie all’offensiva nel più redditizio segmento C (“impiegheremo l’architettura del segmento B”, ha ricordato de Meo), i ricavi netti di Renault aumenteranno del 20%, mentre il margine sui costi variabili addirittura del 30%. I veicoli commerciali dovrebbero contribuire al rilancio grazie a una nuova famiglia di rivoluzionari modelli modulabili e aggiornabili, i FlexEVan, per i quali de Meo ha promesso una riduzione del costo totale di proprietà (TCO) del 30%.

Il gruppo francese di cui lo stato è azionista con il 15% del capitale diventerà più flessibile, oltre che più snello, e verrà riorganizzato in cinque grandi unità operative. La Ampere, per la quale è stata anche ipotizzata una parziale quotazione in Borsa, si occuperà di elettrico (sei auto entro il 2030) e software, mentre Alpine conferma il Dna sportivo ma come detto viene promossa a marca planetaria a zero emissioni. La Mobilize seguirà aspetti finanziari e assicurativi e nuove mobilità, oltre a erogare servizi nel campo dell’energia e dei dati. La nuova The Future is Neutral gestirà l’economia circolare (dal ciclo chiuso dei materiali al riciclo delle batterie) e, come per la Ampere, verrà aperta a investitori esterni. Nella Power sono concentrate le attività tradizionali del gruppo che svilupperà ancora veicoli termici e ibridi innovativi a basse emissioni.

Con l’attuale esercizio e quindi con il prossimo bilancio, i vertici intendono tornare a pagare dividendi per premiare gli investitori presenti e futuri con una distribuzione fino al 35% del risultato netto. Entro il 2030, grazie anche a piani specifici, il gruppo intende portare la partecipazione azionaria dei dipendenti al 10% del capitale.

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