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«Riforma civile: su minori e famiglia direzione giusta»

Per l’avvocata Daniela Giraudo, coordinatrice della Commissione famiglia del Cnf, «non tutto quanto è contenuto nelle proposte ci vede d’accordo. Siamo però certi che ci siano spazi per recepire le osservazioni ed i suggerimenti che ogni componente nelle reciproche vesti vorrà formulare»

Gli sforzi che si stanno facendo nel riformare il processo civile, con le proposte contenute nell’emendamento del governo sul procedimento in materia di persone, minorenni e famiglia, vengono valutati positivamente dall’avvocatura. Nello specifico dalla Commissione Famiglia del Cnf e dalle associazioni specialistiche Cammino ( Camera nazionale avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni), Ondif ( Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia) e Uncm ( dall’Unione nazionale camere minorili). La materia, spesso relegata su un secondo piano, potrebbe vivere una nuova fase. I segnali sono confortanti. L’intervento governativo nel rito di famiglia sembra ispirarsi al principio di unificare il trattamento processuale dei figli, siano essi nati dal matrimonio o fuori da esso, nonché al fine di assicurare alle famiglie in crisi una risposta giudiziaria celere, concentrata in un solo procedimento finalizzato alla composizione del contenzioso. Il tutto avendo ben presente la tutela dei diritti primari riconosciuti dalla Costituzione e dagli ordinamenti internazionali. Altro aspetto al quale l’avvocatura guarda con attenzione è la specializzazione degli operatori del diritto. Non solo gli avvocati, ma anche i magistrati devono farsi trovare pronti alle nuove sfide della riforma del processo civile.

«Il diritto di famiglia e dei minori – afferma l’avvocata Daniela Giraudo, coordinatrice della Commissione famiglia del Cnf – è carne viva. Sono lacerazioni, sofferenza, frustrazione a cui gli avvocati ed i magistrati devono dare risposte il più possibile tese a risolvere, lenire, guarire, bene e in fretta, avendo soprattutto a cuore il benessere dei minori che si trovano loro malgrado coinvolti. Il sistema attuale è da tempo considerato inadeguato sotto molteplici aspetti e dunque la necessità di una riforma è stata da anni invocata dagli operatori del settore.

Quindi, quanto oggi viene proposto è tale da risolvere molte delle criticità evidenziate e sono profondamente soddisfatta del confronto che si è aperto all’interno della commissione del Cnf e con le associazioni che hanno ritenuto di voler condividere con noi questa iniziativa». Il percorso è lungo, ma bisogna essere tenaci, a detta di Giraudo. «Non tutto quanto è contenuto nelle proposte – commenta – ci vede d’accordo. Siamo però certi che ci siano spazi per recepire le osservazioni ed i suggerimenti che ogni componente nelle reciproche vesti vorrà formulare. Si è ritenuto di voler dare un segno tangibile della soddisfazione conseguente al fatto che l’intervento governativo appare davvero ispirato agli stessi princìpi più volte e da gran tempo invocati dall’avvocatura specializzata. Sono convinta che la riforma potrà raggiungere gli obiettivi che si prefissa solamente se si saprà fare gioco di squadra, in modo produttivo e costruttivo, senza particolarismi e personalismi».

L’avvocata Maria Giovanna Ruo, presidente di Cammino, sottolinea l’impegno della sua associazione nel presentare proposte riguardanti i minori e la famiglia. «Sono anni – dice – che Cammino richiede la riforma del processo di famiglia in modo da operare una reductio ad unitatem della disciplina delle relative controversie, disegnando un rito ad hoc con piene garanzie di contraddittorio e diritti di difesa delle persone coinvolte, compreso il minore, prevedendone rappresentanza e difesa autonome. Si pensi alla figura del curatore- avvocato. Lo disegna il progetto di riforma Luiso in funzione della specificità della materia, che riguarda per lo più diritti indisponibili, personalissimi, di rango costituzionale, ma anche magmatica e in perenne divenire, con necessaria assunzione di provvedimenti urgenti e temporanei, reclamabili e rivedibili. Inadeguati quindi strutturalmente sia riti ordinario e del lavoro per i relativi sistemi decadenziali sia il più duttile rito camerale, carente di garanzie idonee. La riforma del processo di famiglia consentirà anche finalmente concentrazione delle tutele». Non mancano, secondo Ruo, alcune criticità: «Il settore soffre, tra i problemi che diventano per molti “giustizia negata”, anche di molteplicità di riti difformemente disciplinati. Più procedimenti possono interessare lo stesso nucleo familiare defatigandone i componenti e con il rischio di decisioni talvolta confliggenti che si sovrappongono. Le diverse discipline ne rendono impossibile la riunione anche quando pendono dinnanzi allo stesso giudice. Sussistono incostituzionali discriminazioni nella tutela di diritti identici: figli minori di genitori coniugati e non coniugati. Questi ultimi sono esclusi anche dalla negoziazione assistita negata anche ai non abbienti perché non beneficia del patrocinio a carico dello Stato. La delineata riforma, disegnando un rito unico per tutta la materia, prevedendo correttivi alla negoziazione assistita, costituisce senza dubbio un progresso nel cammino verso la presa in carico olistica delle crisi familiari che chiediamo da lustri».

Claudio Cecchella, ordinario di diritto processuale civile nell’Università di Pisa, avvocato e presidente dell’Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia condivide il lavoro sin qui svolto dalla Commissione Luiso. «La proposta – commenta sul processo di famiglia e minorile, come recepito dal successivo emendamento governativo, appare molto condivisibile particolarmente nella scelta dell’introduzione di un rito unico nelle controversie familiari e minorili, come evidenziato nel documento del Cnf condiviso dalle associazioni specialistiche».

Il professor Cecchella, analizzando la situazione attuale, ripercorre alcune tappe consumatesi negli anni passati. «Troppo evidente – ricorda l’insegnamento di quanto era accaduto nell’ultimo tentativo di riforma, con emersione ugualmente parlamentare, che era sfumato, al limite della legislatura, nel dicembre del 2017. In quella straordinaria stagione, promossa dal Cnf, con il lavoro fattivo in particolare di Ondif e Cammino, si era tentata una riforma dell’ordinamento giudiziario e del rito. L’intento lodevole, sia per l’adesione al dibattito di tutte le principali componenti dell’avvocatura e della magistratura, peccava di eccessiva ambizione, quella di unire alla riforma del processo pure la riforma del giudice unico, ed è naufragata proprio per la mancata convergenza di alcune componenti su quest’ultimo tema. Sulla riforma del processo con il rito unico non vi erano, al contrario, significativi contrasti di opinioni tra avvocati e giudici minorili.

Oggi, il tentativo di riforma si limita prudenzialmente al processo ed è già molto, in relazione ad alcune soluzioni veramente pregevoli, senza toccare il giudice, salvo un intervento “in punta dei piedi” sull’articolo 38 delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile».

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