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Il sindaco di Milano riparte con i videomessaggi quotidiani come nella fase 1 dell’emergenza: “Oggi la parola è mascherina”




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MILANO – “Vi prego utilizzate la mascherina, tutti, lo dico in particolare ai giovani cercando di essere sempre vicino e comprensivo ma utilizzatela, è assolutamente importante”. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala torna all’abitudine dei videomessaggi rivolti alla cittadinanza, una prassi usata dal sindaco meneghino durante la fase 1 della pandemia, e lo fa ‘invitando’ i milanesi, soprattutto i più giovani, all’uso dei dispositivi di protezione e al rispetto delle regole.

 

“E’ chiaro che questa è una vita anomala, ma è vita e ve lo dice uno che è passato anche in momenti più difficili”, afferma il sindaco, dunque “proteggiamola”. La parola del giorno è ‘mascherina’, in linea con la nuova strada concettuale impostata da Sala: quella della ‘parola del giorno’ su cui impostare un ragionamento quotidiano. “Si dice spesso che le parole sono importanti e lo sono soprattutto nei momenti di incertezza- afferma- per cui da oggi vorrei proporvi quotidianamente una parola su cui riflettere“.

Insomma, i comportamenti sono determinanti, e se Milano oggi si è rialzata (anche se non ancora uscita) dal periodo più buio, lo deve al rispetto delle regole. Un rispetto delle regole che deve continuare. “Dai dati ufficiali a Milano abbiamo avuto 2.303 decessi collegati al Covid, una parte significativa nelle case di riposo per anziani ed è stato un dramma”. Tuttavia “poteva essere peggio” e il peggio “è stato evitato grazie al comportamento dei milanesi“.

Anche perché “se Milano fosse crollata, con due focolai molto intensi più o meno a 50 chilometri a sud e a est”, ricorda Sala “sarebbe stato un disastro per Milano, la Lombardia e l’intero Paese”. Quindi, “oggi a Milano la situazione è sufficientemente sotto controllo”, asserisce il sindaco citando il nefrologo Giuseppe Remuzzi, il quale “nei giorni scorsi ha ricordato che a inizio aprile in Lombardia in terapia intensiva c’erano 1.444 persone e ad oggi sono 40 e soprattutto che allora il 50% di quelli che finivano in terapia intensiva purtroppo non ce la facevano, mentre oggi è il 5%”. Tuttavia, “se ci guardiamo intorno e vediamo cosa sta succedendo in altre grandi città, come Parigi o Londra- chiosa Sala- c’è da essere preoccupati e ancora di più attenti”.



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