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Scoppia il caso nomine: protesta contro il ministro dimissionario

A volte il destino è beffardo. Il governo dei migliori sembrerebbe destinato a finire nel peggiore dei modi. A sollevare il polverone mediatico ancora una volta è Il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio.

E di nuovo a farne le spese è l’attuale, seppur dimissionario, ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Lo stesso che era stato messo alla berlina a inizio anno per un suo intervento in merito allo smart working nella Pubblica amministrazione.

Nomine ministeriali a ridosso delle elezioni: è polemica

Brunetta ha aperto le procedure per la copertura di tre incarichi di vertice al suo Ministero strettamente connessi al Pnrr. Il problema è che non si possono conferire incarichi a ridosso delle elezioni.

Le associazioni dei dirigenti si sono già fatte sentire e hanno chiesto a gran voce alla Presidenza del Consiglio di annullare le procedure prima che i posti vengano assegnati. La questione non ha tardato a diventare subito politica.

In tema infatti si è pronunciato in maniera critica il deputato di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini: “I ministri uscenti non conferiscano incarichi apicali attribuendo obiettivi che devono essere prefissati per un triennio, visto che tra meno di tre mesi sarà in carica una nuova compagine governativa”.

Nomine a fine legislatura, cosa è successo

Era lo scorso 15 luglio quando il ministro della Funziona Pubblica ha firmato un decreto con il quale ha fatto partire dal 3 di agosto una procedura di interpello per individuare “entro dieci giorni” tre posizioni dirigenziali apicali strettamente connesse agli obiettivi del Pnrr. L’ultimo atto di un più vasto turnover negli enti pubblici di cui Brunetta è stato protagonista durante il suo mandato.

Tuttavia due dei tre incarichi erano vacanti da addirittura 15 e 7 mesi e da allora gestiti ad interim. Lo stesso premier Mario Draghi con una circolare datata 21 luglio ha escluso nomine e designazioni dall’elenco degli affari correnti.

Nomine a fine mandato, la nota delle associazioni

L’intempestività della decisione ha portato a una nota congiunta delle associazioni Classi Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni e Allievi della Scuola Nazionale dell’Amministrazione.

Nel testo destinato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri si sottolinea la richiesta di “assicurare la necessaria vigilanza presso tutte le pubbliche amministrazioni affinché non si ripetano simili episodi di evidente lesione dei principi di buon andamento e imparzialità delle Pubbliche Amministrazioni”.

Caso Nomine, il silenzio degli organi di controllo

Così fatta l’operazione ha chiamato in causa anche gli organi di controllo, in particolare la Segreteria generale diretta da Roberto Chieppa, già presidente di sezione del Consiglio di Stato.

Secondo il Fatto quotidiano Chieppa, o chi per lui, avrebbe dovuto vigilare sulla legittimità degli atti, mentre a conti fatti non è intervenuto. In più l’articolo, a firma del giornalista Thomas Mackinson, sottolinea che spetta proprio alla segreteria dare il via libera definitivo al provvedimento, mentre sul ministro ricade solo la responsabilità politica.

Infine sembrerebbe che dal Ministero non abbiano aspettato neanche che la Corte dei Conti apponesse il suo bollino sul decreto di riorganizzazione degli uffici. Quasi dessero per scontato il parere favorevole dei giudici contabili fosse scontato.

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