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Sesso, genere e identità, il premio Nobel Nadia Murad al Science for Peace and Health: “Tuteliamo i diritti delle donne”

“Sono, sei, è – Prospettive della scienza su sesso, genere e identità”. È il titolo della quattordicesima Conferenza mondiale Science for Peace and Health organizzata da Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con l’Università Bocconi, che ha visto docenti, esperti, rappresentanti delle istituzioni e delle aziende confrontarsi sul rapporto che persiste tra sesso, genere e società, per superare le discriminazioni e i preconcetti e valorizzare le diversità. Nel pomeriggio, poi, la consegna del premio Science for Peace Award alla regista Céline Sciamma, che con la sua opera permette l’educazione alla diversità, attraverso il racconto di storie di vita di persone omosessuali.

“Il tema di quest’anno – esordisce Paolo Veronesi, presidente della Fondazione – ruota attorno a un dibattito che sta coinvolgendo l’intera società: dalla medicina alle organizzazioni aziendali, dalle decisioni politiche all’educazione, non esiste realtà che non si stia cimentando con le tematiche di genere. Il nostro obiettivo è utilizzare la scienza come chiave di lettura per approdare a una società scevra dalle diseguaglianze”.

La mattinata – dopo il saluto del Rettore della Bocconi, Francesco Billari, che ha sottolineato il ruolo dell’Università chiamata a contribuire a questo processo “generando nuove idee scientifiche, analizzando fatti e formando giovani a migliorare il modo, aprendosi alla collaborazione e sulla base di principi di inclusione” – si aperta con l’intervento di Kathleen Kennedy Townsend, vice presidente di Science for Peace and Health e con le parole di Nadia Murad, Premio Nobel per la Pace 2018, rapita nel 2014 dai miliziani dell’Isis e fatta schiava sessuale, che, dopo la fuga dall’Iraq, lavora per sensibilizzare l’opinione internazionale sui temi delle violenze di genere e del rispetto delle minoranze etniche. “Si dice che i diritti umani siano dati al momento della nascita, ma ogni donna sa quanto ciò sia lontano dalla verità. Nel mondo oggi le ragazze sono bandite dalle scuole, molestate e uccise per i capelli scoperti” afferma, per poi richiamare la necessità di “lavorare per creare sistemi equi per tutelare i diritti delle donne” partendo dal presupposto che “ognuno ha diritto di vivere in una società che valorizzi il contributo di ciascuno, al di là del genere”.

I lavori procedono per blocchi. Nel primo, dedicato a “Sesso ed Evoluzione” si discute su cosa sia il sesso, quante le sue espressioni, quale la sua origine e il suo ruolo evolutivo. Si parte con una domanda alla platea (anche digitale), che risponde con un sondaggio online. “Sai cos’è la fitness in genetica?”. “È la capacità di un organismo di adattarsi all’ambiente e di produrre una progenie fertile” spiega Chiara Tonelli, ordinaria di Genetica all’Università Statale. La discussione verte sulle infinite possibilità che la scienza mette a disposizione in campo riproduttivo, senza tralasciare l’aspetto etico. “La genitorialità è un progetto affettivo – sottolinea Carlo Alberto Redi, docente dell’Università di Pavia e presidente del Comitato Etico di Fondazione Umberto Veronesi – Le nuove conoscenze ci permettono di sviluppare sistemi che chiamano in causa filosofi e giuristi per elaborare regole d’applicazione che siano uguali per tutti”.

Parlando di medicina di genere, si è portata l’attenzione sulla necessita di maggiori investimenti: oggi il 42% dei farmaci sono sviluppati secondo i generi, nella maggior parte dei casi (72%) si tratta di farmaci oncologici. “Fondamentale – sottolinea la psicologa Fulvia Signani – è il coinvolgimento di tutte le professioni della sanità, poiché è nella relazione tra il paziente e il professionista che si può incorrere nelle gender bias, cioè negli stereotipi, se quest’ultimo non è alfabetizzato”.

Nel pomeriggio i lavori sono iniziati con la testimonianza di Cathy La Torre, avvocata attiva nella difesa del diritto alla salute e all’identità di genere. Luca Trapanese, padre adottivo single e gay di Alba, bambina portatrice di handicap, invece, ha affrontato il tema dell’adozione. Proprio la Sindrome di Down, di cui è affetta la bambina, infatti, ha permesso a un uomo single potesse adottare, poiché in Italia solo bambini disabili possono essere affidati a famiglie non tradizionali, grazie all’articolo 44 della legge sull’adozione dell’83. Sul fronte della valorizzazione delle differenze di settori crociali della società, Domenico De Masi, sociologo dell’Università La Sapienza, ha sottolineato come entro il 2030 si debba arrivare ad avere il 60% laureate donne, superando le attuali discriminazioni.

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