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Sfratti, esecuzioni, licenziamenti: la grande tempesta in arrivo sulla giustizia italiana

Sfratti, procedure concorsuali, licenziamenti, esecuzioni. Quello che sta per abbattersi sulla giustizia italiana è un vero e proprio terremoto, con i primi scossoni che inizieranno non appena termineranno gli effetti dei provvedimenti che al momento bloccano tanti atti. Un allarme suonato da tempo al ministero presieduto da Marta Cartabia, che ha annunciato grandi riforme in arrivo con i soldi del Recovery Plan: penale, civile, del Consiglio Superiore della Magistratura. Nel frattempo, però, il disastro potrebbe essere già iniziato.

Sfratti, esecuzioni, licenziamenti: la grande tempesta in arrivo sulla giustizia italiana

Cartabria, come riportato in queste ore da La Stampa, si è mostrata non a caso visibilmente preoccupata con i suoi collaboratori. Ha tratteggiato investimenti grazie ai fondi europei, con una riforma dei riti e un’accelerazione sul fronte della mediazione e dell’arbitrato, con l’introduzione di meccanismi di premialità. Ma sa bene che evitare il patatrac sarà impresa difficile. Quello che si profila all’orizzonte è il boom del contenzioso, un terreno sul quale muoversi è estremamente difficile, mancando un accordo comune tra i partiti del governo Draghi.

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“Sento il dovere di affermare con chiarezza – ha detto la titolare della Giustizia – a tutte le forze politiche presenti in Parlamento e a tutti i cittadini, che sarebbe sleale, nel contesto attuale, delineare programmi inattuabili, che alimentino invano le già alte aspettative che animano il dibattito pubblico, ben sapendo di non poterle realizzare. Cercheremo di affrontare i problemi più urgenti e improcrastinabili”. Il primo di questi è lo snellimento del processo penale: si valuterà o meno se proseguire con la riforma Bonafede, che impone tempi definiti alle indagini e all’udienza preliminare, ma resta in piedi anche l’ipotesi dei riti alternativi.

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Poi c’è la grana del Cms, con la crisi in corso dopo lo scandalo Palamara. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche quella di un rinnovo soltanto parziale dei membri. Una soluzione rivoluzionaria rispetto a quanto visto fin qui ma che, da sola, non servirebbe certo a risolvere “le criticità che stanno interessando la magistratura italiana e che attingono a un sostrato comportamentale e culturale che nessuna legge da sola può essere in grado di sovvertire”.

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