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Sgombero “elettorale” alla scuola di via Zama. Fi: “Ora non diventi un centro di accoglienza”

Vigili, polizia, servizi sociali e sanitari, Amsa, è arrivato un mini esercito ieri mattina in via Zama per sgomberare la scuola abbandonata al civico 23. Gli agenti hanno trovato sedici occupanti abusivi, otto dei quali sono stati accompagnati negli uffici perché sprovvisti di documenti. Il Comune ha deciso di affidare lo stabile ad Amsa che garantirà un servizio di vigilanza, nel frattempo la scuola verrà presidiata dai vigili. «Stiamo intervenendo per ridare al quartiere, con l’intento di riqualificarlo, uno stabile da troppo tempo abbandonato. Stiamo lavorando per ripensare questo spazio rendendolo utile per la zona» afferma il vicesindaco Anna Scavuzzo. Benissimo. Se non fosse per la tempistica sospetta. Il centrodestra che per anni ha chiesto una soluzione per quel buco nero in via Zama sottolinea che la giunta si è svegliata solo a due mesi dal voto, uno sgombero utile e a lungo richiesto ma spot. «Lo sgombero elettorale di questa mattina (ieri, ndr.) non solo è una colossale presa in giro per i milanesi, visto che dopo anni e anni di nulla guarda caso si muove qualcosa quando Sala cala nei sondaggi, ma produce anche un interrogativo non banale: i clandestini occupanti che avevano trasformato l’ex scuola in un hotel abusivo che fine faranno? Alcuni si sono già spostati nelle zone limitrofe e non è per niente da escludere che occupino edifici a poca distanza» avverte la consigliera della Lega Silvia Sardone. Rosa Pozzani, vicepresidente del Consiglio del Municipio 4, di Forza Italia, è «soddisfatta nel vedere l’area recuperata alla legalità» ma sottolinea che la scadenza promessa dal vicesindaco per la bonifica «era la fine del 2019 ed è iniziata solo a un mese o poco più dalle elezioni. E rimane l’amarezza per il progetto che questa giunta ha sull’intera struttura: trasformarla in un hub per l’emergenza abitativa, temo che sarà nè più e nè meno di un nuovo centro di accoglienza temporanea. La struttura può essere valorizzata con servizi per la comunità, non deve diventare un ghetto».

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