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“Si deciderà tra un anno”, “Non si tocca”. S'infiamma lo scontro per San Siro

Prosegue lo scontro in Giunta per quanto concerne il delicato tema del destino dello Stadio Giuseppe Meazza di San Siro. Un confronto che si fa sempre più acceso, anche per il fatto che le posizioni dei favorevoli e dei contrari a un suo eventuale abbattimento paiono decisamente inconciliabili. A richiedere un urgente confronto al primo cittadino di Milano, indicendo una conferenza stampa per le ore 15:00 di oggi, sabato 4 novembre, a Palazzo Marino sono stati gli 8 consiglieri della maggioranza che si oppongono alla demolizione.

Sala non ha fretta

Al termine della cerimonia dell’Alzabandiera tenuta in piazza Duomo in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, Giuseppe Sala ha invitato alla calma i suoi colleghi, ritenendo prematuro portare ora all’attenzione il problema. “In Consiglio andremo tra un annetto”, ha dichiarato il sindaco. “In un anno le opinioni cambiano”.

Per Sala, quindi, la questione San Siro non è attualmente una priorità, e nel 2023 le cose potrebbero cambiare ancora. Peraltro, ha aggiunto, la contrarietà di 8 consiglieri sui 48 totali potrebbe non essere determinante.“Ho l’impressione che su un tema del genere, quando si andrà in consiglio, ci possa non essere la classica divisione tra centrosinistra e centrodestra”, ha precisato Sala, “però questa è la mia impressione ad oggi, tra un anno chissà come saranno le cose”.

La prossima tappa è quella del 18 novembre, quando sarà noto il risultato del dibattito pubblico. “Dal dibattito pubblico, noi dovremo formalmente rispondere e accettare le osservazioni che sono state, oppure rifiutarle argomentando. Dopodiché”, ha anticipato il primo cittadino, “la giunta delibererà. A quel punto le squadre avranno il compito da un lato di costruire il progetto esecutivo e dall’altro quello di spiegare meglio come San Siro verrebbe smantellato, a meno che troviamo altri interessi sulla strada”. Insomma, il sindaco preferisce procedere un passo alla volta, anche se questo atteggiamento pare cozzare in modo evidente con lo spirito che anima gli 8 dissidenti.

I contrari all’abbattimento

“Perché si vota tra un anno?”, domanda il capogruppo dei Verdi in consiglio comunale a Milano Carlo Monguzzi durante la conferenza stampa convocata a Palazzo Marino, riferendosi in modo evidente alle dichiarazioni di Sala. “Si vota adesso, finito il dibattito pubblico. Avevano tutti una fretta terribile, il consiglio comunale deve potersi esprimere. Siamo in democrazia”. Insieme a lui anche gli altri 7 consiglieri della maggioranza contrari allo smantellamento di San Siro, vale a dire Francesca Cucchiara, Tommaso Gorini, Simonetta D’Amico, Alessandro Giungi, Rosario Pantaleo, Enrico Fedrighini e Marco Fumagalli, più uno dell’opposizione, ovvero Enrico Marcora di Fratelli d’Italia.

“Questo progetto è una devastazione ambientale. Se il progetto cambia e diventa la ristrutturazione di San Siro e il recupero del quartiere a noi va benissimo, ma in queste condizioni assolutamente no”, ribadisce il capogruppo dei Verdi. Non è una questione di confronto destra e sinistra, certo, ma se il progetto venisse approvato coi voti di una parte di minoranza, dato che quelli della maggioranza potrebbero non essere sufficienti, secondo Monguzzi,“sarebbe terribile. Stiamo discutendo di cosa succederà di una parte molto importante di Milano, e non è che si formano le maggioranze su questo”. E questo anche perché, sottolinea ancora una volta, non possono esistere maggioranze diverse da “quella che ha eletto Beppe Sala sincaco di Milano”.

Insomma lo scontro è già in atto e il primo cittadino non potrà non tener conto delle posizioni discordanti all’interno della Giunta che lo sostiene. Ma c’è anche un problema ambientale di cui i sostenitori dell’abbattimento del San Siro non tengono conto, spiega Monguzzi, snocciolando i numeri che riassumono la portata di un intervento del genere. Si parla infatti di“175 camion al giorno, tutti i giorni, per 6/7 anni solo per l’abbattimento del vecchio Meazza. Per quanto riguarda l’area, sono 210mila tonnellate di Co2 prodotte da decostruzione e costruzione. Le squadre ci parlano di un risparmio di Co2 di 3mila tonnellate all’anno. Ci vorrebbero 70 anni per compensare il disastro ambientale e noi siamo già in emergenza ecologica“.

Poi la minaccia di ritorsioni nei confronti di Sala: “Se il sindaco ritiene di avere il beneplacito del consiglio comunale con i voti della minoranza, probabilmente la sua maggioranza avrà dei grossi problemi per il futuro”. C’è anche chi ironizza sul fatto che si dovrebbe riparlare della questione solo il prossimo anno: un rinvio che potrebbe giocare a vantaggio dei dissidenti. “Bene”, ribatte infatti Giungi,“nel 2019 eravamo meno i contrari a questa operazione, adesso stanno aumentando i consiglieri contrari al progetto. Chissà tra un anno”.

La bocciatura di Sgarbi

Il neo sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi non usa troppi giri di parole per bocciare l’idea di uno smantellamento dello stadio.“Il Meazza non si tocca e non lo dice Sgarbi ma è la legge, dichiara infatti all’Ansa.“San Siro è del ’26, sarebbe come buttare giù l’Eur a Roma quindi è naturalmente vincolato perché il vincolo sarebbe automatico oltre i 70 anni, non si può buttare giù”, ha precisato ancora. “Se serve un vincolo lo metterò. Ma non occorre un vincolo per salvarlo”, conclude Sgarbi, “se mai servirebbe una decisione del ministero per dire abbattetelo e non arriverà mai. Dal ministero non arriverà mai”.

La fretta di Salvini

A chiedere chiarezza e in tempi rapidi è l’attuale vicepremier Matteo Salvini. “Il Comune di Milano ha già fatto perdere troppo tempo a Milano, alle società e ai tifosi”, ha scritto sui social il segretario del Carroccio, “si scelga subito il nuovo San Siro, oppure si vada a Sesto!”.

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