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Slot e scommesse, ancora criticità in Piemonte. Il parere dell’Avv. Giacobbe sulla nuova legge

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha firmato la promulgazione della legge in materia di gioco d’azzardo patologico così la Legge Regionale 19/21 è entrata in vigore il 15 luglio scorso.

Questa norma arriva a parziale correzione della L.R. 9/2016 che ha fatto chiudere numerosi punti di raccolta legali, ridotto opportunità e occupazione tra gli addetti alla distribuzione del gioco di Stato, lasciato ampi spazi alla diffusione del gioco illegale in Piemonte.

Gli operatori sperano nelle nuove regole che hanno abrogato la legge del 2016 ma, purtroppo, il nuovo disposto normativo presenta ancora molti punti critici.

L’avvocato Luca Giacobbe, dello Studio Legale Giacobbe & Tariciotti, con un commento sul testo della L.R. 19/21, elenca di seguito gli articoli che meritano attenzione.

«A mio avviso, la legge regionale Piemonte 19/21 rappresenta nel suo complesso un fattore di assoluta novità nel panorama normativo recente in materia di giochi posto che il legislatore, sia pure tardivamente, ha provato a porre rimedio ai gravi errori della legge 9/2016 nel tentativo di rimettere gli operatori nelle condizioni di poter esercitare nuovamente le attività divenute vietate per effetto della legge oggi abrogata.

Allo stesso tempo, come interprete, non si possono tralasciare alcuni aspetti di questa nuova disciplina che proverei a suddividere in tre categorie:

  • previsioni che costituiscono veri e propri errori di normazione,
  • previsioni che comportano un disallineamento con la normativa primaria e, infine,
  • previsioni di non immediata interpretazione su cui è fondamentale che il legislatore regionale intervenga rapidamente attraverso chiarimenti ufficiali per gli operatori.

Nella prima categoria includerei l’art. 7 comma 1 lett. c) l’art 7 comma 4 secondo cui, con riferimento agli esercizi primari e generalisti, l’accertamento della maggiore età e la conseguente possibilità di utilizzo degli apparecchi avviene attraverso lettore del Codice Fiscale oppure tessera sanitaria posizionata su ogni apparecchio.

Ciò significa cambiare le regole tecniche delle AWP che non prevedono per la loro accensione allo stato il lettore Codice Fiscale o della tessera sanitaria; la norma appare palesemente in contrasto con la normativa nazionale (ed europea sulle regole tecniche perché andava preventivamente notificato alla CE). L’art. 26 introduce una moratoria di 6 mesi in favore degli esercenti per adeguarsi ma ciò comunque costituisce un grave elemento di contrasto con la normativa attuale sulle AWP (e in prospettiva AWPR) che mi auguro la Regione eliminerà nei prossimi mesi o quantomeno circoscriverà alle sole VLT.

Nella seconda categoria includerei invece l’art. 18 che introduce un contingentamento nuovo diverso da quello nazionale e su cui andrebbe valutato un possibile vizio di legittimità della norma inibendo agli esercizi primari o generalisti con superficie (si parla impropriamente di “dimensione”) inferiore a 25mt quadrati di installare apparecchi, obbligando ad installarne uno solo se inferiore a 50 mt quadrati e due nei casi in cui la superficie sia superiore a 50mt quadrati.

Segnalo, a questo proposito, anche l’art. 16 comma 4 che indica i casi di equiparazione di nuova apertura i casi di “installazione di apparecchi aggiuntivi, esclusa la sostituzione di apparecchi esistenti” (lettera a) e di trasferimento dell’attività in altro locale (lettera b)”.

Non si comprende perché un esercente primario o generalista con attività preesistente alla L.R. 9/2016 oppure non soggetto a distanziometro non possa aggiungere apparecchi oppure non possa trasferirsi in ubicazione conforme con le distanze dai luoghi sensibili.

Nella terza categoria infine includerei il tanto discusso art. 26 che ha concesso agli esercenti di re-installare gli apparecchi ma attraverso una disciplina da esaminare con attenzione e cautela:

  • la norma infatti effettua una discriminazione tra operatori, solo gli esercizi primari (ex art. 3 comma 1 lettere c) e d)) possono fare istanza insieme ai “titolari di autorizzazione rilasciata dall’ADM”. La norma non è di semplice lettura ma va data una interpretazione sistematica nel senso di individuare nei beneficiari non tutti gli esercenti generalisti altrimenti avrebbe richiamato l’art. 3 comma 1 lett. e). In via immediata, si potrebbe sostenere che il legislatore abbia inteso includere nella platea dei beneficiari le sole rivendite tabacchi e le ricevitorie muniti di autorizzazione ADM. È da discutere però se l’iscrizione nell’elenco RIES degli esercizi generalisti possa valere quale autorizzazione di ADM; è importante considerare, infatti, che il decreto RIES all’art. 7 fa riferimento al rilascio di una certificazione di iscrizione in favore dell’esercente che viene rilasciata da ADM quale titolo abilitativo ai fini della stipula di un contratto con un concessionario ed all’esito di un procedimento amministrativo di verifica di requisiti soggettivi e oggettivi.

Su questo punto un chiarimento da parte della Regione avrebbe il merito quantomeno di dare indicazioni chiare al settore».

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