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Smach: torna la biennale di land art delle Dolomiti

Cos’è la fragilità? La fugacità della vita e del mondo contemporaneo, o sensibilità e delicatezza? Smach (San Martino Art Culture History), biennale internazionale di land art delle Dolomiti, lo ha chiesto ai 1061 artisti provenienti da 72 nazioni che hanno risposto al bando della quinta edizione. Fino al 12 settembre, le dieci opere vincitrici sono installate in aree protette della Val Badia e raggiungibili solo a piedi con percorsi giornalieri o un trekking  di tre giorni, che fanno riflettere sulle difficoltà di realizzare opere d’arte in quota, rispettando la natura e il territorio.

“Atelier Poem”, Alice Cecchini e Roman Joliy, Ph. Gustav Willeit

Gustav Willeit

Tra i siti da non perdere, i prati d’Armentara, dove si arriva con una salita in seggiovia da Badia verso il rifugio La Crusc e una facile passeggiata. Qui è esposta Mama, opera di Dmitrii Khramov & Maria Khramova: quattro strutture cubiche, che danno le spalle alle Dolomiti, ospitano centinaia di nastri bianchi in sospensione; quando il vento non soffia, i fili si fermano e l’opera svela la parola “mama”, una dedica intima dei due artisti russi alla madre venuta a mancare a causa del Covid-19. Quest’estate Dimitrii e la madre avrebbero trascorso le loro vacanze in montagna; la presentazione del progetto si conclude con il messaggio: “But still, Mom, I’ll show you the Alps”. 

Non lontano da Mama s’incontra anche Nation State or State of a Nation di Notta Caflisch. Protagoniste una serie di bandiere in fibre di cotone biodegradabile, pensate per svanire col passare del tempo. Come dire: e se il mondo non conoscesse confini? Non ha certo confini Fragile as a rainbow, l’arcobaleno di Xinge Zhang & Jiaqi Qiu in località Chi Jus, da attraversare come un tunnel che funge da metafora di speranza, o La casa della narrativa, di Alice Cecchini e Roman Joliy, casa-rifugio che si staglia in località Forc. de Furcia come una cappella fra le vette, dissolvendosi in un numero incalcolabile di possibili finestre, ovvero di opportunità.

Elisabetta Trussoni, Nicoletta Aveni Ph. Gustav Willeit

Gustav Willeit

«Smach nasce per far riscoprire l’arte, la montagna e la natura attraverso tematiche comuni a livello internazionale. Ciò vale prima di tutto per i locali – racconta Michael Moling, ideatore del progetto – Oggi, oltre alla biennale, Smach conta anche una mostra permanente e gratuita in Val dl’Ert (in ladino, Valle dell’Arte), a San Martino in Badia. Immerso in un silenzioso bosco alpino, questo art park conta 16 opere con cui le persone possono dialogare liberamente e si arricchisce di volta in volta grazie alle acquisizioni di alcune delle creazioni più significative delle precedenti edizioni». Pensiamo, ad esempio, alla porta rossa di Barbara Tavella con la scritta: “Rallegrati, / se giungi qui. / Riposati, / se rimani. Gioisci, / se prosegui”; un lavoro che invita il passante a fermarsi e a oltrepassare la soglia verso le Dolomiti. O a The Sun, opera di Alemeh e Shahed Mohammadzadeh, che nel 2019, si indebitarono per partecipare a Smach:  «Una volta vinto il bando, i due iraniani provarono a chiedere il visto per l’Italia per ben due volte al costo di 300 euro ciascuno (ne guadagnano circa 600 all’anno) – svela Moling – Alla fine riuscimmo a ottenerlo noi per loro, ma il premio che mettiamo a disposizione per ogni artista vincitore (2000 euro) non bastò comunque per permettergli di arrivare in Alto Adige e costruire i tre cerchi monocromatici, blu, rosso e giallo, che compongono la loro opera e indicano gioia e forza vitale. Scoprimmo che avrebbero dovuto vendere la loro auto al rientro in Iran. Per noi era inaccettabile, così acquistammo l’opera».

Sara Ambrosini, Giorgia Marchetti, Ph. Gustav Willeit

Gustav Willeit

Non è, invece, possibile ammirare Quotes, le virgolette di Nazar Bilyk, posizionate, nel 2019,  a cornice di un idilliaco paesaggio alpino per “citare” quei luoghi remoti che non cambiano: sono state esposte e rubate durante la Maratona dies Dolomites del 4 luglio scorso. Smach promette di ricostruirle; d’altronde in Val dl’Ert i restauri non finiscono mai: la natura costringe le opere a morire e rigenerarsi, in una continua sfida contro gli agenti atmosferici.

Dimitrii Khramov, Maria Khramova, Ph. Gustav Willeit

Gustav Willeit

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