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Terrorismo, la Corte d’Assise di Milano dichiara prescritta la pena per l’ex militante dei Pac Bergamin

La Corte d’Assise di Milano ha dichiarato l’estinzione della pena per prescrizione per Luigi Bergamin, il terrorista che si è costituito in Francia dopo il blitz delle Forze dell’Ordine di fine aprile che ha portato all’arresto in totale di nove ex esponenti degli anni di piombo. La Corte ha accolto il ricorso del difensore Giovanni Ceola.

Bergamin, ex militante dei Pac, doveva scontare 16 anni e 11 mesi per concorso morale negli omicidi del maresciallo Antonio Santoro e dell’agente della Digos di Milano Andrea Campagna, avvenuti nel 1978 e 1979.

Per il pm Adriana Blasco, Bergamin invece avrebbe dovuto scontare anche due anni in più. La Procura, tra l’altro, aveva sostenuto che con la dichiarazione di “delinquenza abituale” per Bergamin, richiesta dal pm e decisa dalla Sorveglianza il 30 marzo, la prescrizione si era interrotta. Non così, a detta del difensore, dato che “la dichiarazione di delinquenza abituale – aveva chiarito ieri in aula – diventa definitiva dopo 15 giorni dal deposito della decisione e, dunque, sarebbe diventata irrevocabile il 14 aprile, ma nel frattempo l’8 aprile la pena si è prescritta”. E lo stesso 14 aprile, tra l’altro, il difensore aveva pure impugnato davanti alla Sorveglianza il provvedimento del giudice Gloria Gambitta. Per Bergamin, 73 anni, intanto, era stata fissata l’udienza in Francia sul procedimento di estradizione, sulla base del mandato d’arresto europeo trasmesso dall’Italia, per il 30 giugno.

Sono “trascorsi non solo più di quarant’anni dai gravissimi fatti di reato per cui Bergamin è stato ritenuto responsabile, ma soprattutto più di trenta anni dall’irrevocabilità della pronuncia di condanna” e l’8 aprile è “ormai decorso il termine massimo previsto”, scrive la Corte d’Assise di Milano nell’ordinanza con cui ha dichiarato l’estinzione per prescrizione della pena. La Corte fa notare che “il legislatore” ha stabilito che decorsi 30 anni dalla sentenza che infligge una pena temporanea viene meno “l’interesse dello Stato all’esecuzione della stessa”.

La Corte fa notare che la sentenza definitiva del ’91, su cui la difesa di Bergamin ha sollevato incidente di esecuzione per la prescrizione della pena, è “l’unica” tra quelle a suo carico per cui non era ancora stata dichiarata “se non in parte, l’estinzione della pena originariamente individuata in 27 anni di reclusione”. Sempre i giudici spiegano che si può derogare al principio stabilito, che impone che dopo 30 anni non si esegue più la pena temporanea, nel caso “ricorra una particolare condizione di pericolosità sociale del condannato o intervenga una sua nuova condanna per reato della stessa indole”. Oppure, se dopo la sentenza diventata irrevocabile, ci sia stato un “atto di esecuzione della pena”. Nessuna delle condizioni si è verificata in questo caso. E la dichiarazione della “delinquenza abituale” del 30 marzo da parte della Sorveglianza (su richiesta della Procura), scrive la Corte, “non è divenuta definitiva” prima della prescrizione scattata l’8 aprile. La difesa, infatti, il 14 aprile ha fatto appello contro quel provvedimento non definitivo.

Dura la reazione di Maurizio Campagna, fratello di Andrea, l’agente della Digos assassinato nel 1979: lo Stato “dovrebbe tutelare il

sacrificio” dei suoi servitori che hanno “pagato con la vita e sono stati uccisi” da persone che “volevano sovvertire” l’ordine politico e sociale.

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