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Trivelle, dal Governo Meloni via libera alle nuove concessioni in Adriatico: si potrà estrarre anche a 9 miglia dalla costa – Il Fatto Quotidiano

Nuove estrazioni in mare e lo sblocco di alcuni permessi per estrarre più gas da fornire a prezzi calmierati alle aziende più energivore. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla norma sulle nuove concessioni per aumentare, attraverso alcune deroghe, l’estrazione di gas in Adriatico, anche a partire dalle 9 miglia dalla costa. Sarà inserita, sotto forma di emendamento, nel decreto Aiuti ter all’esame del Parlamento la prossima settimana e che contiene ‘misure urgenti in materia di politica energetica nazionale’. Il testo al quale ha lavorato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, prevede “il rilascio di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia, in deroga all’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 152 del 2006”. Articolo che, invece, preclude nuove attività in materia di idrocarburi nelle aree marine protette e nelle 12 miglia da queste aree e dalla costa. Il limite, dunque, passa a 9. La deroga è prevista solo per i siti caratterizzati da elevato potenziale minerario. “Viene autorizzata l’estrazione da giacimenti nazionali che abbiano una capacità superiore a 500 milioni di metri cubi, quindi grandi, per evitare una proliferazione. Tutto questo – ha precisato il ministro – deve avvenire al di sotto del 45simo parallelo, con l’unica eccezione del ramo Goro del fiume Po”.

Prezzo calmierato per le aziende più gasivore – E sempre a condizione che i titolari delle nuove concessioni “aderiscano – si legge nel testo – a sostegno dei clienti finali industriali a forte consumo di gas”. Lo ha spiegato Giorgia Meloni, in conferenza stampa dopo il Cdm: la misura, che dovrà essere accompagnata da decreti ministeriali “riguarda la possibilità di liberare alcune estrazione di gas italiano facilitando le concessioni in essere e immaginandone nuove. Chiederemo ai concessionari che dovessero aderire – ha aggiunto – di mettere a disposizione, in cambio, da gennaio gas tra uno o due miliardi di metri cubi, da destinare ad aziende energivore a prezzi calmierati”. E dovrebbero essere circa 150 quelle che beneficeranno del meccanismo coordinato dal Gestore dei servizi energetici, che acquisterà il gas dai titolari delle concessioni per poi fornirlo alle aziende, per un terzo piccole e medie imprese. “Secondo le nostre stime – ha spiegato la presidente del Consiglio – dovremmo coprire buona parte del fabbisogno delle aziende gasivore”. Come spiega la nota illustrativa, il Gse o le società da esso controllate possono stipulare con i concessionari di coltivazione di idrocarburi contratti di acquisto di diritti a lungo termine sul gas di produzione nazionale derivante dall’incremento dell’offerta. Questi contratti potranno durare al massimo dieci anni. I titolari di concessione di coltivazione dovranno mettere a disposizione del Gse un quantitativo di diritti sul gas corrispondente, fino al 2024, ad almeno il 75% dei volumi produttivi attesi dagli investimenti e, per gli anni successivi al 2024 (fino ai dieci anni) ad almeno il 50% dei volumi produttivi attesi. “Con un prezzo concordato per le aziende gasivore – ha spiegato il ministro – da un minimo di 50 a un massimo di 100 euro” per megawattora.

Quindici miliardi di metri cubi sfruttabili in dieci anni – Secondo le stime elaborate dal ministero della Transizione Ecologica (Mite) le riserve di gas definite ‘certe’ in Italia ammontano a 39,8 miliardi di metri cubi (22 dei quali sulla terraferma e gli altri offshore). Sono quelle che possono essere ‘commercialmente prodotte’ con una probabilità maggiore del 90%. Poi ci sono quelle ‘probabili’, che possono essere estratte con una probabilità maggiore del 50% (e sono altri 44,5 miliardi di metri cubi di gas) e quelle ‘possibili’ (ulteriori 26,7 miliardi di metri cubi) che si stima possano essere recuperate con una possibilità molto inferiore al 50%. In generale, le maggiori risorse si trovano al Sud, ma le trivelle sono sparse in 15 regioni. Secondo le stime di Assorisorse, nel corso del 2021 l’Italia ha estratto 3,3 miliardi di metri cubi di metano, a fronte di un consumo di oltre 70 miliardi. L’obiettivo dichiarato nelle ultime settimane era quello di raddoppiare. “Potenzialmente si stima una quantità di 15 miliardi di metri cubi sfruttabili nell’arco di 10 anni” ha detto il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Per Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica “avere più gas, a minor costo, è il primo e più rapido modo per raggiungere quella sicurezza energetica che è un obiettivo strategico per l’Italia”.

L’ex ministro dell’Ambiente: “Non ha senso” – Ma prima del Consiglio dei ministri, in un post sui social, l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa si chiedeva se avesse senso “lavorare giorno e notte per portare al Consiglio dei ministri un decreto ‘sblocca trivelle’”, in quanto se pure le autorizzazioni partissero oggi “non saremmo comunque in grado di utilizzare i combustibili prima di molti mesi”. “Se anche estraessimo tutto il gas dai pozzi italiani – scrive il vicepresidente della Camera dei deputati – copriremmo il fabbisogno nazionale di circa due anni, poi staremo da capo a dodici, ma con un territorio distrutto. Non è una mia opinione, sono dati certificati dai documenti del Ministero ex Transizione Ecologica”. E ricorda quei 110 miliardi di metri cubi di gas, inclusi quelli ‘probabili’ e quelli ‘possibili’. “Dato che il consumo medio nazionale è di 76 miliardi di metri cubi l’anno – incalza Costa – copriremmo il nostro fabbisogno per meno di due anni. Poi non ce ne sarebbe più per sempre”.

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