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Tutte le falle di AstraZeneca, tra dati pasticciati, ritardi e vertici irreperibili

Intorno al caso AstraZeneca si sta dicendo di tutto. Nuovi dettagli emergono di ora in ora e fare chiarezza appare sempre più complicato. Mentre si attende il verdetto dell’Ema sull’autorizzazione a procedere con la somministrazioni delle dosi di vaccino anglo-svedese, Anais Ginori su La Repubblica prova a mettere un po’ d’ordine e racconta le zone d’ombra di AstraZeneca, dalla sua approvazione fino alla sospensione. “Il 29 gennaio, quando l’Ema ha approvato AstraZeneca, sembrava finalmente che la campagna di vaccinazione di massa potesse decollare in Europa. E invece a decollare sono state le polemiche e i sospetti. Prima dell’allerta sui possibili effetti collaterali delle ultime ore, era già in corso la battaglia tra l’Ue e il laboratorio anglo-svedese che commercializza il siero brevettato dall’università di Oxford”. (Continua a leggere dopo la foto)

Da subito ci sono stati dati confusi: “Sull’immunità garantita dalla prima dose, l’effetto sulle persone oltre i 55 anni e poi la protezione contro le varianti. Superati i primi dubbi, a irritare i governi europei è stato il caos nelle consegne. Ritardi, cancellazioni, scuse non sempre credibili. Dai 120 milioni di dosi promesse alla Ue per il primo trimestre si è scesi ormai a 30 milioni”. Cos’è successo? “È un clamoroso fiasco”, dice a Repubblica una fonte della task force dei vaccini a Parigi, parlando di “gravi errori di management e strategia industriale”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Uno dei tanti segnali che non sono piaciuti è il fatto che il Ceo di AstraZeneca, il francese Pascal Soriot, se ne sia andato a svernare in Australia. “Per colpa del fuso orario, le comunicazioni con lui sono diventate quasi impossibili. Era stato Soriot a dire in un’intervista a Repubblica, dopo i primi ritardi, che il gruppo si era impegnato a fare del suo meglio sulla tempistica, ma che nel contratto con l’Ue non c’era nessun vincolo. In tanti, però, sospettano che dietro agli imprevisti ci possa essere la scelta di favorire Paesi extra-Ue, a cominciare dal Regno Unito dove AstraZeneca ha fornito già 9,7 milioni di dosi. È uno dei motivi che hanno spinto la Ue ad approvare un meccanismo di controllo dell’export”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Le ipotesi sono due: AstraZeneca ha sopravvalutato le sue capacità industriali o ha consegnato dosi dove non avrebbero dovuto essere consegnate” dice ora la ministra francese all’Industria, Agnès Pannier-Runacher. Negli ultimi giorni i problemi di consegna sarebbero dovuti, secondo il gruppo, a un laboratorio di controllo irlandese che deve effettuare i test clinici su alcuni lotti. Una giustificazione che non convince molti”.

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