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Tutti i numeri del fashion in Italia

Piena ripresa per il settore del fashion, che ha prodotto un giro d’affari da 500 miliardi di euro. Stentano gli investimenti, in calo rispetto ai livelli pre Covid. Bene le aziende più giovani. Che cosa emerge da report di Mediobanca

Quasi 500 miliardi di euro. È questo il giro d’affari del settore del fashion nel mondo che ha dimostrato una rapida ripresa dopo il calo delle vendite dovuto alla pandemia da Covid 19. L’Area Studi Mediobanca ha analizzato i dati del settore nel report sul Sistema Moda Mondo concentrandosi sui dati finanziari delle 78 maggiori multinazionali della moda con ricavi superiori a un miliardo di euro ciascuna. Tra queste quasi la metà, 35, hanno sede in Europa (e ben nove in Italia, la più rappresentata in quest’analisi), 29 in Nord America, 12 in Asia e due in Africa

FASHION: NEL 2022 STIMATA CRESCITA MEDIA DEL FATTURATO DEL 18%

Il settore del fashion, dopo la flessione dovuta alle rigide restrizioni imposte dalla pandemia da Covid 19 ha ripreso a correre. Nei primi sei mesi del 2022 i maggiori player mondiali hanno registrato un incremento del giro d’affari del 15%. In questo scenario positivo a spingere di più sono stati il mercato europeo, con un +24%, e quello americano che si ferma a un +19%, (trainato dagli Stati Uniti), l’Asia, invece, si ferma al +3%, penalizzata dalle politiche di contenimento della pandemia da Covid-19. Le aspettative per il settore restano positive anche per tutto il 2022: nei primi nove mesi 2022 il fatturato è stimato a una crescita media del 18%. I fondamentali delle multinazionali del fashion sono solidi e stanno incrementando i propri listini del +6% in risposta ai rialzi dei costi produttivi.

UN FATTURATO COMPLESSIVO DA 500 MILIARDI DI EURO

Le 78 maggiori multinazionali della moda hanno fatturato 497 miliardi di euro, il 26,0% in più del 2020, superando dell’8,5% i livelli pre-pandemici. I player europei hanno generato il 57% del fatturato, mentre i nordamericani il 33%. Se l’Italia è la più rappresentata con le sue nove big (D&G, Valentino, Salvatore Ferragamo, OTB del gruppo di Renzo Rosso, Max Mara, Giorgio Armani, Moncler, Calzedonia e Prada), la più ricca è la Francia, con una quota del 40% del fatturato, davanti a Germania (12%) e Regno Unito (11%), con l’Italia al 6%.

LE AZIENDE PIÙ RICCHE: LOUIS VUITTON AL PRIMO POSTO

Il Paperon dei paperoni della moda è la francese LVMH, del gruppo Louis Vuitton di Bernard Arnault, con un fatturato da 64,2 miliardi di euro. A seguire la statunitense Nike con 41,2 miliardi di euro, e la spagnola Inditex che, con 27,7 miliardi di euro, controlla Zara e completa il podio. A chiudere la cinquina di aziende del fashion più ricche c’è la tedesca Adidas con 21,2 miliardi di euro ed EssilorLuxottica con 19,8 miliardi. La prima tra le italiane è Prada con un fatturato di 3,4mld che si colloca al 33esimo posto in classifica, poi ci sono Calzedonia Holding, alla 46esima posizione, e Moncler alla 52esima. Re Giorgio (Armani) solo al 54esimo posto.

LE AZIENDE CHE SONO CRESCIUTE DI PIÙ: AL PRIMO POSTO LA PIÙ GIOVANE

La britannica Farfetch è l’azienda che ha aumentato di più i ricavi nel 2021, rispetto ai livelli pre-pandemici con un netto +90,5%. Farfecht, fondata a Londra nel 2007 dall’imprenditore portoghese José Neves e lanciata nel 2008, è anche la più giovane in classifica. Nata come un e-commerce per boutiques di lusso, nel 2018 è stata quotata a New York, e nell’ottobre dello scorso anno ha lanciato il suo brand There Was One. Subito dietro Farfetch c’è la statunitense Crocs con un +87,9%, fondata nel 1999 è anch’essa tra le più giovani. Ancora più verdi sono le britanniche Boohoo del 2006 e Asos del 2000.

CRESCITA STENTATA PER GLI INVESTIMENTI DEL FASHION: MEGLIO I GRUPPI GIOVANI

Faticano a crescere gli investimenti, ancora al di sotto dei livelli del 2019. Nel complesso salgono del 20,6% sul 2020 ma si fermano al -5,9% sul 2019. Sono gli asiatici a spingere con più intensità sul pedale degli investimenti: registrano una crescita del 22,7% sul 2019, esattamente quanto i gruppi nordamericani arretrano (-22,6%), arrancano anche gli europei ma si fermano al -6%.  Tra i gruppi italiani che hanno investito di più, Moncler è al settimo posto e Giorgio Armani al tredicesimo, il brand italiano Zegna al decimo.

LA PRODUZIONE INTERNA

Il 54% dei gruppi globali oggetto dell’analisi di Mediobanca ha preferito conservare il controllo sull’intera filiera produttiva: questi gruppi producono internamente attraverso impianti di produzione propri, affiancando alla produzione diretta l’utilizzo di selezionati laboratori esterni. Il restante 46% non ha propri siti di produzione materiale, non produce internamente ma esternalizza la maggior parte delle attività produttive a laboratori esterni, esercitando un controllo sulla filiera di produzione. Resta interna, invece, la progettano e lo sviluppo dei prototipi.

LA GEOLOCALIZZAZIONE DELLA FILIERA DELLA MODA

Il ruolo della filiera è di primaria importanza e per i gruppi globali della moda si estende a livello mondiale. In media, il 62% dei fornitori si trova in Asia, il 29% in Europa, il 7% nelle Americhe e il restante 2% nel resto del mondo. La filiera delle aziende europee si trova per la maggior parte in Europa, il 52% dei fornitori è europeo, il 44% in Asia, il 2% nelle Americhe e il restante 2% nel resto del mondo. Per quanto riguarda le aziende nordamericane, la filiera è più concentrata in Asia: mediamente il 76% dei fornitori si trova in Asia, il 17% nelle Americhe, il 5% in Europa e il restante 2% nel resto del mondo.

LE VENDITE NEL FASHION: VINCE LA PROSSIMITÀ

In materia di vendite a vincere è la prossimità. Per i gruppi europei e nordamericani il mercato principale è quello geograficamente più vicino: l’Europa per gli europei e il Nord America per i nordamericani. I gruppi europei della moda mostrano la più alta diversificazione in termini di vendite a livello globale: il 39% del loro fatturato netto è realizzato in Europa, il 32% in Asia e Oceania, il 23% in Nord America e il 6% in altre aree (America Latina e Africa). Gli europei hanno aumentato la quota di vendite in Nord America di due punti percentuali, di un punto in Asia, chiaro effetto dello spostamento del potere d’acquisto verso Stati Uniti e Cina a causa del minor traffico turistico in Europa. Le aziende statunitensi sono le più focalizzate sul proprio mercato interno: il Nord America rappresenta il 69% delle loro vendite nette totali, seguito da Europa, Asia e Oceania. Per i gruppi della moda asiatici il mercato interno rappresenta il 46%, seguito dal Nord America, al 27%, e dall’Europa al 20%. Quindi le vendite sui mercati esteri rappresentano il 61% delle vendite delle multinazionali europee, solo il 31% delle imprese nordamericane e il 54% dei gruppi asiatici.

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