tutti-per-la-pace,-la-differenza-fra-la-piazza-di-conte-e-quella-di-calenda

Tutti per la pace, la differenza fra la piazza di Conte e quella di Calenda

Pace. È l’unica cosa che unisce le due piazze politiche in Italia oggi 5 novembre 2022, una a Roma, con il terzo settore e in testa il Movimento 5 Stelle, l’altra a Milano, per il corteo organizzato da Azione di Carlo Calenda.

Pace dunque, la stessa parola usata ormai da mesi da Papa Francesco ma ognuno la usa in modo diverso e intende qualcosa di distinto. Quanto meno tutti guardano allo stesso obiettivo ma lo vogliono perseguire in modo completamente diverso. Non un dettaglio perché, come diceva qualcuno, nella storia e nella politica il metodo è tutto, sottintendendo come due risultati all’apparenza uguali possono generare conseguenze storiche diverse a seconda della strada intrapresa per perseguirle.

Il Movimento 5 Stelle si prende la piazza della pace

Passa di qui tutta la differenza tra le due piazze di oggi. Passa per il metodo l’abisso politico e culturale che separa Giuseppe Conte da Carlo Calenda. Conte vuole la pace fermando l’invio di armi all’Ucraina, di fatto disarmando chi è impegnato nella resistenza, obbligando gli stati europei e in generale il resto del mondo a impegnarsi per favorire un negoziato fra Ucraina e Russia. Per Calenda l’invio di armi agli ucraini è un dovere da cui non fare un passo indietro perché è l’unico modo per portare Vladimir Putin a un tavolo di pace; l’unico modo è portare la Russia a un passo dalla sconfitta e per questo si deve agevolare la vittoria dell’Ucraina.

Conte si prende la manifestazione per la pace a Roma

Così, dalla Capitale Giuseppe Conte chiede lo stop alle armi. “Il ministro Crosetto ha annunciato che sta preparando il sesto invio. – ha detto il presidente dei 5 Stelle – Bene, noi gli diciamo che visto che é stata votata una risoluzione che impone al governo di avere un confronto in Parlamento, non si azzardi questo governo a fare un ulteriore invio di armi senza venire a confrontarsi in Parlamento”. Ma come? Conte che faceva quando era Mario Draghi a inviare le armi? Su questo l’ex premier ha spiegato: era diverso perché, in quel caso, Draghi aveva la legittimazione di quasi tutto il Parlamento, rappresentante il Paese. Adesso c’è un governo politico, quindi, su un eventuale nuovo invio di armi a Kiev “il governo deve venire e metterci la faccia, spiegare perché vuole perseguire una strategia che non ha vie d’uscita”.

conte tweet manifestazione pace 5 novembre 2022

Conte parla da leader in una piazza che sente sua perché quella che una volta era la piazza del Partito democratico, ora è del Movimento 5 Stelle, con buona pace di Roberto Giachetti, renziano, presente a Roma, che ha detto: “Non lascio la pace in mano a Conte e ai pacifisti equidistanti”. Ma la folla pacifista di Roma (trentamila per la Questura e centomila per gli organizzatori) è con Conte, tanto che anche Enrico Letta si è dovuto guardare da qualche contestatore che gli ha rinfacciato di aver votato l’invio delle armi a Kiev e di aver rivendicato una posizione troppo atlantista. “Allo sbando, siete allo sbando”, scandisce qualche contestatore a favore di telecamere. “Basta inviare armi””, lo rimproverano alcuni partecipanti al corteo, mentre i più caldi, in barba al corteo all’insegna della pace, rivolgono al leader democratico anche qualche “vaffa”.

Calenda da Milano: “Disarmare l’Ucraina è l’ideale della sottomissione”

Ma il Pd è a Roma come anche a Milano e il perché lo ha spiegato proprio Letta: “È una piazza per la pace e noi siamo in tutte le piazze che chiedono la pace purché non siano equidistanti. C’è un invasore, la Russia, e un invaso, l’Ucraina. E noi dobbiamo difendere chi è stato invaso, e fare di tutto perché si fermi l’invasione della Russia. La resistenza ucraina va aiutata”.

Pd presente anche a Milano per il presidio per l’Ucraina, iniziato alle 16 (due ore dopo quello della Capitale). La differenza si vede subito dal motto di Milano: “Salva ukraini”, che significa “gloria all’Ucraina” ed è il saluto della resistenza anti Russia. Una vera contro manifestazione a cui ha aderito anche Italia Viva. Nel capoluogo lombardo l’idea è che la pace non è la resa, che non c’è pace senza libertà e la libertà va difesa senza arrendersi. Di fatto un “sì” alle armi all’ucraina. Presenti anche i Radicali e numerose associazioni ucraine.

“Se l’ideale della pace è disarmare gli ucraini è l’ideale della sottomissione. Tutti vogliamo la pace, ma da dove deriva la pace? Dalla libertà o dall’asservimento?”. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda. Poi, ai cronisti che gli chiedevano se questo giustifichi due piazze, quella milanese e quella romana, Calenda ha replicato: “Certo! Io li ho sentiti gli interventi dell’altra piazza. Chiedono la pace, ma come? Non si sa. Chiedono “Depongano le armi tutti, aggressori e aggrediti”. A parte che gli aggressori non le depongono per niente le armi, gli aggrediti che devono fare? Quando le devono deporre? Quando arrivano a Kiev?”.

Con la manifestazione di Milano anche Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni: Certamente oggi bisogna continuare a sostenere anche con le armi la resistenza ucraina. Bisogna però anche costruire le soluzioni politiche, l’Ucraina nell’Ue è stato detto e ora bisogna farlo”.

Related Posts