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Un 25 aprile per ricordare: storie di famiglie ebraiche

I nomi sono da scolpire nella memoria: Caminada, Dana, Levi, Lopez, Luzzatto, Molho, Pardo Roques, Schwarz. Sono quelli delle otto famiglie ebraiche milanesi protagoniste, dal 25 aprile 2021, dell’esposizione digitale «ViteAttraverso: storie, documenti, voci di ebrei milanesi nel Novecento», con cui Fondazione CDEC, Archivio Storico Intesa Sanpaolo e ASP Golgi Redaelli, nell’ambito delle iniziative della Rete MilanoAttraverso, celebrano la ricorrenza della Liberazione in un anno molto particolare in cui, nella mente di tutti, l’idea di libertà si fonde inevitabilmente con quella di (auspicato) ritorno alla normalità. Il percorso espositivo, a cura di Laura Brazzo, Carla Cioglia e Francesco Lisanti, da oggi disponibile online sul sito viteattraverso.milanoattraverso.it, è frutto di un paziente e attento lavoro di selezione delle fonti provenienti da diversi archivi storici della città e non solo: fotografie e immagini di luoghi e persone accanto ad altri materiali, spesso rari o inediti, come documenti, atti, giornali e riviste dell’epoca, certificati, tessere, stampe, diari, registri, scritti e numerosi audio con letture, testimonianze, interviste, voci di protagonisti e sonori originali.

Il ricchissimo mosaico, tutto rigorosamente interattivo con link di approfondimento e suggerimenti di ricerca, ripercorre la vita di personaggi e gruppi familiari che, seppure in circostanze diverse, subirono la discriminazione delle leggi razziali del 1938 e, a partire dall’8 settembre 1943, la persecuzione e le ritorsioni nazifasciste. Ma soprattutto contribuirono, fra battaglie civili, lotta partigiana, sopravvivenza e ritorno alla vita, alla rinascita milanese e italiana dalle macerie, fisiche e morali, del secondo conflitto mondiale. Questo il significato della scelta del 25 aprile 1945 come data-cardine dalla quale si sviluppano le innumerevoli narrazioni, da percorrere in avanti e a ritroso nel tempo scegliendo una famiglia, un filone, un contesto o una storia. Avventurosa quella di Renata Caminada, nata a Milano nel 1921, arrestata, incarcerata a San Vittore, liberata il 26 aprile del ’45 e vissuta sotto la Madonnina – dopo una parentesi a Tel Aviv – fino alla morte avvenuta nel 1993. Tragica e lacerante la diaspora familiare, tutta al femminile, delle sorelle Sara e Stella Dana e della loro madre, appartenenti a una numerosa stirpe giunta in Italia da Costantinopoli. Altri membri della famiglia come Mosè, la moglie Estrea, il figlio Sabetay e il nipote Moisè Michon, restarono chiusi per mesi in un edificio parzialmente diroccato in via Cenisio. Sempre dalla Turchia proveniva una famiglia di profughi disseminata in tutta Italia ed Europa, quella dei Pardo Roques, con Emanuele, Nissim e Victor. Ben testimoniata la tortuosa vicenda di Guido Lopez (1924-2010), figlio del drammaturgo Sabatino, a sua volta giornalista e scrittore autore fra l’altro di «Milano in mano» (Mursia, 1965), celebre guida alla città di cui sono uscite ben diciotto edizioni (l’ultima nel 2015). Discriminato dalle leggi razziali, si vide preclusa a 14 anni l’iscrizione alla quinta ginnasio del Parini e fu costretto a riparare rocambolescamente in Svizzera, come racconta nell’autobiografico «Il Campo», premio Bagutta 1948. Tornato a Milano nel dopoguerra, si dedicò alla riscoperta e all’esplorazione di una città profondamente mutata, dai monumenti più noti agli angoli meno conosciuti. Prestigiosa è la famiglia dei Luzzatto, il cui membro principale, Fabio, originario di Udine, dal suo studio di via Canova offrì assistenza legale ai più poveri e si battè per il diritto di voto alle donne. Ufficiale decorato nella Grande guerra, fu tra i più tenaci oppositori del fascismo. Nel ’43, insieme ai figli Dino, Lucio Mario, Guido Lodovico e Gina, si rifugiò a Paradiso, sul lago di Lugano. Da Salonicco proveniva il casato dei Molho, industriali che si fecero strada in Lombardia nel campo della minuteria metallica. Dino, in particolare, fu un un testimone della Memoria e raccontò ai più giovani le persecuzioni subite da ragazzo: con la sorella Ester, il padre Salomone e la madre Iris Bassano trovò la salvezza nascondendosi per oltre un anno nel «buco», il rifugio all’interno di uno dei saloni del magazzino dell’azienda di famiglia a Magenta. Negli stessi mesi la poetessa e scrittrice per l’infanzia Lina Schwarz cercava riparo a Brissago, nel Canton Ticino. Tutti i reduci e i sopravvissuti si ritroveranno a Milano dopo l’entrata in città dei partigiani.

A proposito: tra i primi a fare irruzione nel centralissimo albergo Regina, sede delle SS dove si stava trattando la resa, c’era il quarantenne Davide Mario Levi, nome di battaglia Vittorio, appartenente alle Brigate Matteotti. Il fratello maggiore Fausto, arrestato a Milano il 30 ottobre 1943 e deportato ad Auschwitz col convoglio n. 5 del 6 dicembre, non era sopravvissuto alla Shoah.

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