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Un appartamento a Barcellona che è il mix perfetto fra stile mediterraneo e influenze europee e africane

Un appartamento a Barcellona che è il mix perfetto fra stile mediterraneo e influenze europee e africane. Non prendiamoci in giro. Non tutti sono in grado di mescolare stili e tendenze e ottenere un risultato soddisfacente. Come mi ha detto una volta un famoso designer d’interni: “Se non fosse così, che senso avrebbe la nostra esistenza?”. La proprietaria di questo appartamento a Barcellona, nella zona di Turó Park, una delle aree residenziali più esclusive della città, ha fatto molto bene a ingaggiare Alex March , un interior designer noto per i suoi studi sui colori e per la sua abilità ad abbinare pezzi che, in teoria, non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro.

“La mia cliente desiderava avere un rapporto diverso con il suo spazio, una casa che fosse stimolante, senza tempo, elegante, allegra, equilibrata, con anima e carattere”, spiega March. Con i suoi 260 metri quadrati, l’obiettivo era anche quello di recuperare e rinnovare gli elementi originali della casa, che si trova in una proprietà del 1920.

Daniel Schäfer

Daniel Schäfer

Data la sua posizione, era inevitabile non partire da una base mediterranea e molto calda. Ma era solo questo, un punto di partenza per lasciarsi andare e creare. Da lì, March ha aperto alle influenze europee e, inoltre, a quelle etniche, in particolare africane. La sua selezione di arredi singolari, opere che spaziano dall’arte figurativa, al surrealismo, all’espressionismo o all’astrattismo, insieme ai pezzi artigianali creano un insieme così coeso da dare l’impressione che fossero destinati ad andare d’accordo. Come se fossero sempre esistiti insieme.

Il surrealismo è protagonista 

Il fiore all’occhiello della dimora è senza dubbio il soggiorno. Qui gli occhi sono puntati su Leda, un grande coffee table disegnato da Salvador Dalí e riprodotto in edizione limitata da BD Ediciones. Il tavolo in ottone dorato dalla forma scultorea, lungo 190 cm, ha una base molto originale con, da una parte, un braccio/ gamba che termina con una scarpa con tacco. Sopra, un grande uovo in marmo di Carrara: è una dichiarazione di intenti estetici. A parete, un disegno onirico tratto dal dipinto dell’artista catalano “Femme à tête de roses” (1935).

Daniel Schäfer

March rompe gli schemi e abbina questo pezzo surrealista con un mobile di Charlotte Perriand, una delle icone del XX secolo della progettazione di mobili funzionali. Sopra, due soli elementi decorativi, un dipinto realizzato con pezzi originali di Piero Fornasetti e una scultura di Julio Bono. A parete, una coppia di dipinti in bianco e nero di Iñaki Moreno aggiunge agilità e dinamismo.

A cena con il meglio del design catalano

L’iconica panca Batlló, disegnata da Antoni Gaudí e prodotta da BD Ediciones, funge da filo conduttore tra il soggiorno e la sala da pranzo, un ambiente dai toni naturali e con il pavimento in rovere massiccio sverniciato e riverniciato con un finish trasparente. Gaudí è abbinato a un altro dei grandi del design catalano degli anni ‘60, Jordi Vilanova, con un tavolo da pranzo dalle linee pure in legno scuro e, sopra di esso, tre vasi dell’emiratina Hind Majid Al Qassimi, realizzati in gres e smaltati in oro, platino e ingobbio beige. L’insieme contrasta brillantemente in quanto a colore e volume con le cinque sedie bianche Houdini di Stefan Díez.

Daniel Schäfer

Daniel Schäfer

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Un tripudio di arte e design

La camera da letto principale, molto più relaxed, è stata progettata nei colori ecru e marrone, con un mix di artigianato rustico e design tribale. Senza dubbio Perriand è ancora una volta protagonista, con la sua poltrona Bauche 1946  in legno e paglia, affiancata dalla lampada da terra in legno Phare di Omalight e da una scultura di José Berlanga (1981).

L’assenza di tende non è banale: è in linea con l’abitudine dei proprietari di svegliarsi con la luce del sole. Ma chi potrebbe mai dormire in questo tripudio di arte e design? 

Daniel Schäfer

Daniel Schäfer

Articolo pubblicato su AD Spagna, adattato da Paola Corazza.

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