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Un ex convento a Venezia conserva intatto lo spirito del tempo

L’interior designer Umberto Branchini converte un ex convento con chiostro nascosto in una dimora che è un rifugio sacro.

La colpa, oppure il merito, è dei bassotti. Al secondo posto la pandemia, o più precisamente il lockdown. Bardo e Circe, insieme a quasi tre mesi di segregazione domestica (sia pure con vista sul Canal Grande), hanno avuto la parola decisiva sul trasloco del maestro d’arte e interior designer Umberto Branchini e di suo marito, l’avvocato specializzato in proprietà intellettuale nell’ambito della moda e dell’arte Fabio Moretti – nonché attuale presidente del Conservatorio di Venezia–, negli edifici adiacenti allo studio di Branchini, vicino alla chiesa di San Sebastiano (solo sul Canal Grande lo studio ha firmato 6 progetti, oltre a molti altri a Londra, Parigi, Milano, Roma…).

La chiesa sconsacrata di Santa Maria del Soccorso.Styling e produzione Francesca Santambrogio. Foto Mattia Aquila

Niente di meno che un antico convento con tanto di chiostro, refettorio e la chiesa sconsacrata di Santa Maria del Soccorso. E non un convento qualunque, ma la dimora della famosa e ammiratissima Veronica Franco, iscritta nel “Catalogo de tutte le principal et più honorate cortigiane di Venetia”, che qui nel XVI secolo aveva creato un ospizio per accogliere le cortigiane che si ritiravano dall’attività per età, malattia o perché incinte, dove insegnare loro un nuovo mestiere e offrire un luogo di pace.

Una destinazione d’uso che, pur con un ciclico cambiamento delle sacre inquiline e vari interventi architettonici – compreso quello che negli anni Sessanta ha aggiunto agli edifici cinquecenteschi un refettorio in cemento –, questo luogo ha conservato fino agli anni 2000, quando l’ultima ristrutturazione ha suddiviso il convento in varie unità abitative. «Ci siamo spostati da un mezzanino di 250 metri quadrati a una casa di 400. Sembrano metrature esagerate, ma sono quelle dei palazzi di Venezia, una città che amiamo così tanto da aver deciso, 20 anni fa, di venirci a vivere. Quello che più di tutto ci ha convinto di questa casa è stato il giardino, anzi, la reazione entusiasta dei nostri due bassotti», scherza Umberto Branchini.

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