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“Un nuovo piano in vista per sanare le moschee. E intanto zero controlli”

3 Maggio 2021 – 08:05

Per De Corato il documento unico 2021-23 getta le basi per la nuova regolarizzazione

C’è una nuova regolarizzazione in vista per i centri islamici milanesi? È più che una previsione: è un «presentimento» quello che manifesta l’ex vicesindaco Riccardo De Corato, ora consigliere comunale ma anche assessore regionale alla Sicurezza. Un «presentimento» – spiega – che è sopraggiunto dopo aver letto il Documento unico di programmazione 2021-23.

In tema di moschee, questi 5 anni sono stati segnati dal contestato «Piano delle attrezzature religiose» che ha sanato quattro luoghi di culto «informali» dando il via libera ad altri due – poi solo uno – da realizzare ex novo. Adesso De Corato ipotizza che la sinistra – se vincesse – farebbe il bis, con un nuovo piano e una nuova sanatoria. «Il presentimento – dichiara – è che con la prossima legislatura ci sarebbe un nuovo Piano delle attrezzature religiose che regolarizzi quelle ad oggi escluse». La frase che lo ha insospettito è quella sulla «risoluzione dei temi legati ai luoghi di culto al fine di dotare anche le minoranze religiose di luoghi adeguati per svolgere attività legate al loro credo religioso». «Ho presentato un emendamento e un ordine del giorno a Palazzo Marino per escludere questa ipotesi – sottolinea De Corato – ma la maggioranza ha votato compattamente contro. Ora posso solo attendere il riscontro dei controlli e in base a ciò trarre le conclusioni».

Tutto ciò avviene mentre i controlli sui centri esistenti sono rarissimi e hanno tutta l’aria di essere fatti «controvoglia», nonostante la Regione stessa li abbia sempre sollecitati, anche formalmente, ricordando le responsabilità giuridiche che comporta un’omissione su verifiche, sanzioni e ripristini. Proprio su questo fronte De Corato sta dando battaglia in Comune. «Dopo anni di letargo – dichiara – c’è voluta una mia lettera al direttore del Settore urbanistica del Comune per ricordarle quanto dice il regolamento edilizio». E cita ciò che il regolamento stabilisce: «Le unità organizzative competenti hanno l’obbligo di accertare l’eventuale realizzazione di opere edilizie in assenza di titolo, in difformità dal medesimo o con variazioni essenziali».

Palazzo Marino la prospetta come questione controversa. Ma De Corato non è convinto che il Comune stia facendo tutto quel che deve: «Dopo aver ignorato il problema per anni – dice – forse adesso finalmente qualche controllo partirà verso le dodici moschee abusive di Milano. Una situazione ridicola: censite da parte del Comune, ma mai poi controllate o diffidate dal continuare nell’illecito».

La questione dei controlli è stata al centro di una corrispondenza ufficiale fra l’amministrazione comunale e il consigliere, che a inizio febbraio aveva presentato un’interrogazione, ottenendo risposta da due assessori, con note allegate della Polizia locale. «Informiamo – si legge – che i controlli in alcuni luoghi di culto indicati, sono stati effettuati dalla Polizia locale durante un’attività eseguita nel corso del 2017». E i centri indicati come destinatari di questi non meglio precisati controlli erano sei.

Testardamente, De Corato ha incalzato chiedendo quali azioni siano state intraprese, con quale esito e con quali sanzioni, facendo balenare possibili esposti. Il 27 aprile dall’Urbanistica gli è giunta una nuova risposta, che dettaglia le iniziative assunte verso cinque centri e precisa che per le altre «non risulterebbero pervenute segnalazioni o intraprese azioni da parte dello Sportello unico per l’edilizia, che provvederà – si dice, parlando al futuro – a instaurare una collaborazione efficace con la Polizia locale», sugli esiti degli accertamenti. L’ufficio aggiunge che l’applicazione delle sanzioni ai casi di utilizzo quale luogo di culto in assenza di permesso di costruire «rimane un punto giuridico incerto». E spiega perché «l’attuazione coattiva della desistenza dell’uso non autorizzato difficilmente appare attuabile mediante provvedimenti specificamente edilizi». Questo compito «sembra fare capo» – si legge – a organi preposti al rispetto delle norme igienico-sanitarie o di pubblica sicurezza. Insomma, pare prospettarsi ciò che in tali casi si chiama di solito «rimpallo di competenze».

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