un-progetto-di-codice-europeo-per-uniformare-la-pratica-degli-affari

Un progetto di codice europeo per uniformare la pratica degli affari

Importante appuntamento oggi pomeriggio (con inizio alle 15) nell’Aula Calasso della facoltà di Giurisprudenza della Sapienza Università di Roma. Giuristi italiani e di altri paesi europei parteciperanno al convegno intitolato “European Business Code. Un progetto di uniformazione nella pratica degli affari”.

I lavori saranno introdotti da Luisa Avitabile (direttrice del Dipartimento di Scienze giuridiche) e dai professori Guido Alpa e Laura Moscati. Sono previsti inoltre gli interventi degli avvocati Francesca Sorbi (componente Cnf, capo della delegazione italiana presso il Ccbe) e Pedro Portellano (Ccbe), che si soffermeranno sul ruolo dell’avvocatura in un’ottica nazionale e comunitaria. I professori dell’Università di Parigi Emmanuelle Chevreau e France Drummond parleranno della loro esperienza oltralpe rispetto all’uniformazione nella pratica degli affari, mentre Enrico Del Prato (Sapienza) e Marisaria Maugeri (Scuola superiore della magistratura) affronteranno il tema del rinnovamento del Codice civile e dello European Business Code. Le conclusioni saranno affidate a Mads Andenas (Università di Oslo) e a Maria Chiara Malaguti (Unidroit).

«Il convegno – dice al Dubbio il professor Guido Alpa, già presidente del Cnf – è l’ultimo di una serie di appuntamenti che si sono succeduti nel corso di quest’anno per la celebrazione degli ottant’anni del Codice civile. Abbiamo iniziato alla Sapienza con una iniziativa che ha coinvolto tutti i professori della facoltà di Giurisprudenza per discutere sul contributo che l’Università ha dato alle codificazioni. Le prime proposte di modifica del Codice sono intervenute ad opera di uno dei più grandi studiosi di Diritto romano, che insegnava alla Sapienza, Vittorio Scialoja, il quale nel 1908 aveva presieduto la commissione incaricata di rivedere il testo del Codice civile per la colonia eritrea».

Il contributo di un eminente giurista come Scialoja è stato apprezzato tanto in Italia quanto all’estero. Il dialogo tra accademici italiani e francesi ha avuto proprio in Vittorio Scialoja uno dei più convinti sostenitori. «Durante la Prima guerra mondiale – ricorda Alpa – Scialoja ha proposto ai colleghi giuristi francesi di cooperare per la redazione di un Codice comune. Nel 1923 venne istituita una commissione bilaterale, che vide impegnati alcuni professori della Sapienza e alcuni professori dell’Università di Parigi. Venne redatto un Codice italo-francese delle obbligazioni, pubblicato nel 1927. La Commissione presieduta da Scialoja si è trasformata poi in commissione reale per la revisione dei Codici. Sono stati elaborati i primi tre libri del Codice e il quarto, che doveva essere il Codice delle obbligazioni, aveva l’obiettivo di riprodurre il progetto italo-francese delle obbligazioni. Ma nel 1933 Scialoja muore e gli succede, come presidente della Commissione, Mariano D’Amelio. Il progetto di utilizzare il lavoro preparato dalla commissione italo-francese sfumò perché i rapporti tra i due paesi si guastarono per motivi politici. Nel 1938 entrò in vigore il Libro I delle persone, successivamente gli altri due. Per quanto riguarda il Libro IV, il nuovo ministro della Giustizia, Dino Grandi, incaricò Filippo Vassalli, all’epoca preside della facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, a presiedere la commissione per la redazione del Libro IV. È stato incluso nel Codice civile il progetto di Codice di commercio, diventato Libro V del lavoro e Vassalli, da solo, predispose il Libro VI. Come si evince, il contributo dei professori della Sapienza per il Codice civile è stato enorme».

Nonostante il deterioramento delle relazioni tra Italia e Francia, oltre ottanta anni fa, non tutto venne accantonato per sempre. «Più tardi – conclude Guido Alpa -, negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, nel Libro IV delle obbligazioni sono state inserite anche delle disposizioni che erano state preparate per il progetto italo-francese. In realtà i rapporti politici con la Francia si erano guastati, ma alcune disposizioni del progetto sono state salvate ed inserite. Nel Codice troviamo infatti il contributo prezioso di Scialoja. I convegni della Sapienza vogliono, inoltre, evidenziare le innovazioni che dal 1942 ad oggi sono intervenute. Il diritto non può non tener conto dei mutamenti socio-economici, delle nuove tecnologie che si affermano e dei nuovi beni con i quali siamo chiamati a confrontarci».

L’avvocata Francesca Sorbi sottolinea la valenza dell’iniziativa di oggi e il contributo del Consiglio degli avvocati europei. «Il Ccbe – afferma – comprende le avvocature nazionali di 46 paesi non solo dell’Unione europea, ma anche dello spazio economico europeo e raggruppa circa un milione di avvocati. Il confronto costante con i colleghi di tanti paesi diversi fa emergere nuove esigenze legate all’applicazione delle norme non più su scala nazionale. Il Ccbe è particolarmente sensibile su tutto ciò che riguarda il buon funzionamento del sistema giudiziario e lo sviluppo delle attività professionali forensi. Il progetto del Codice europeo, per esempio, può portare ad una disciplina unitaria del diritto commerciale delle imprese per renderlo fruibile e più sicuro sotto il profilo della interpretazione».

Related Posts