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Valore degli studi classici nella società contemporanea. Brevi considerazioni di cultura e di logica

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Del Dott. Luciano Leone – Le rapide ed incessanti trasformazioni in atto nel mondo contemporaneo inducono alcuni a considerare obsoleti gli Studi Classici del Greco e del Latino. E’ vero invece l’esatto contrario: oggi proprio le trasformazioni così rapide della società e del lavoro; il coacervo di informazioni e di impulsi, che provengono dalla televisione e dagli altri mezzi di comunicazione; il bisogno più banale, ma ricorrente di poter scegliere con beneficio i prodotti del supermercato o gli elettrodomestici o i divertimenti o i viaggi; rendono necessario che la persona elabori strumenti critici e sistemi di adattamento, alla cui acquisizione gli Studi Classici offrono validissimo contributo.

Ma se l’insegnamento scolastico venisse limitato alla mera trasmissione di una tecnica, che cosa impedirebbe all’apprendista di quella tecnica, di essere rottamato insieme con quella medesima tecnica, divenuta rapidamente obsoleta, sorpassata da una nuova versione di Windows o da un nuovo modello di cellulare?

Questo utilitarismo immediato si ritorce contro la persona, che venga attratta dalla chimera dell’impiego lavorativo come unico scopo da perseguire.

Ridurre la finalità degli studi all’apprendimento di una tecnica lavorativa è comunque in manifesto contrasto con la vita dell’essere umano, il quale è attratto da molteplici forme di bellezza, presenti nel creato: mentre l’insetto cerca il fiore per nutrirsi, l’uomo lo ricerca per contemplarne la bellezza. Anche se si volesse escludere l’annuncio cristiano, che ha innovato il mondo antico, l’uomo non può essere ristretto alle necessità esistenziali degli altri esseri viventi: persino l’atto del nutrirsi viene elaborato dall’uomo nell’arte culinaria e ravvivato dalla convivialità.

Alcuni a più riprese attaccano questi Studia Humanitatis ed hanno antecedenti non casuali sia nelle rivoluzioni francese del 1789 e russa del 1917, che pretendevano abolire lo studio del Greco e del Latino; sia in quei tiranni romani, che cercavano d’imporre il loro controllo sulle classi colte per mezzo dell’asservimento della scuola.

Ecco la politica di Domiziano contro gli studi: «Espulse da Roma i filosofi stoici e relegò in esilio ogni arte liberale, affinché nulla di onesto restasse a portata dei cittadini.» L’Anonimo Del sublime, Seneca padre e figlio, Quintiliano, Tacito discutono appunto delle cause della decadenza della scuola. Ecco com’essa era ridotta: «Nelle scuole non si capisce facilmente se sia più dannoso l’ambiente, i compagni o il genere di studi: quell’ambiente infatti dove entrano solo persone che siano tutte altrettanto ignoranti, non può ispirare alcun rispetto; dai compagni non si può trarre alcun profitto, poiché, fanciulli in mezzo a fanciulli, giovinetti in mezzo a giovinetti, parlano con una sicurezza pari a quella con cui si ascoltano; quanto poi alle esercitazioni, per la massima parte sono controproducenti.»

Gli Studi Classici astraggono colui, che ad essi si applica, dal momento contingente dell’attualità guidandolo alla profondità delle sue radici culturali, trasmettono l’esperienza delle generazioni precedenti, aprono quindi a prospettive non improvvisate, bensì motivate dai valori, che la nostra civiltà reca con sé, e che permeano, anche inconsapevolmente, mentalità e modi di vivere. Essi coniugano l’historia magistra vitae e l’humanitas, i pensieri cioè di grandi menti, che ci hanno preceduto e costituiscono tuttora punti di riferimento per ulteriori riflessioni.

Gli Studi Classici propongono temi e problematiche, con cui l’uomo è costretto, volente o nolente, a confrontarsi: la patria (Iliade, Odissea, Persiani, Eneide), la corretta amministrazione (Opere e giorni, Economico, Georgiche, De agri coltura, De re rustica), i conflitti della coscienza (Oresteia, Elettra), il contrasto tra diritto naturale e diritto positivo (Antigone), le sofferenze dei vinti (Troiane, Supplici), l’immortalità dell’anima (Fedone, De senectute), la felicità e l’amore, la virtù, la ybris ὕβρις, il problema del male, della sofferenza, della morte.

La nostra civiltà, o quanto almeno ne resta, affonda le sue radici nella cultura ebraica, greca, latina attraverso la

magnifica sintesi del Cristianesimo: gli Studi Classici ne consentono la conoscenza diretta e conseguentemente un’apertura culturale unica. La Grecia e Roma – per citare soltanto alcuni fatti – hanno elaborato molteplici forme istituzionali, cui gli stati moderni tuttora si ispirano; hanno affrontato ogni genere di problemi sociali, che sempre si ripropongono; l’idea della ripartizione dei poteri dello stato non è una intuizione di Montesquieu, viene bensì studiata da Aristotele e soprattutto da Polibio nella sua analisi della res publica come”costituzione mista”.

I Greci hanno penetrato col loro sguardo la realtà (oida οἶδα ho visto, quindi so), hanno concepito sistemi filosofici, che tuttora vengono ripresi a fondamento per ulteriori sviluppi del pensiero. Hanno posto le basi della storiografia in primo luogo nel 5° secolo con Erodoto, il quale l’ha concepita come ricerca (historia ἱστορία) della verità, e quelle dell’osservazione scrupolosa del malato con Ippocrate, suo contemporaneo, il quale alla pratica clinica aggiunge considerazioni dietetiche ed ambientali. Attraverso una serie ininterrotta di grandi giureconsulti Roma ha posto le basi del diritto, sulle quali Teodosio e Giustiniano hanno fondato la legislazione ispirata ai valori cristiani e conforme al diritto naturale, la quale ha sfidato il crollo dell’Impero Romano e sostenuto la civiltà europea sino a tempi recenti.

Ma gli Studi Classici offrono alla singola persona un prezioso contributo anche per la formazione della sua capacità critica. Frequentemente vengono esaltate le qualità logiche di matematica e geometria, ma un esercizio di matematica o geometria, per quanto raffinato ed atto a stimolare il ragionamento analitico- sintetico, risulta comunque applicativo di regole e deterministico nei suoi sviluppi e nelle sue conclusioni.

Inoltre vengono frequentemente sopravvalutate le “conclusioni definitive” delle cosiddette “scienze esatte”, mentre in rapporto allo sviluppo di nuove tecniche e all’acquisizione di nuove conoscenze esse sono quasi sempre suscettibili di revisioni e di approfondimenti.

In realtà la contrapposizione tra materie scientifiche ed umanistiche ha scarso fondamento: come scrive il Professor Guerrini: chi ha studiato al “Liceo Classico ha una reale mentalità scientifica, quella che parte dall’osservazione attenta e rigorosa dei particolari, ne astrae delle conclusioni, sa distinguere variabili e costanti, per giungere ad una soluzione, e sa infine applicare questo metodo a problemi di ogni tipo, una volta acquisite le specifiche nozioni tecniche”.

Al contrario la versione dal Greco o dal Latino richiede non soltanto l’acquisizione di regole, ma anche una peculiare duttilità nella loro applicazione, richiede cioè la capacità di adattarsi all’autore, di ascoltarlo, di lasciare aperte ipotesi interpretative lungo lo svolgimento della versione, in attesa che una frase successiva sveli, ad esempio, quale significato abbia una frase o un termine precedente, che potrebbe avere diverse traduzioni grammaticalmente corrette, ma non tutte confacenti al significato di quel determinato contesto.

Lo studente che, ben guidato e volonteroso, si applica alla versione dal Greco o dal Latino, apprende quindi l’arte di prestare attenzione tanto al particolare quanto all’insieme, la capacità di dominare l’istinto a precipitare la conclusione, apprende cioè l’;umiltà dell’attesa ed il controllo dell’ansia, l’attitudine a rivedere criticamente le proprie idee, il proprio operato attraverso le informazioni ottenute man mano che procede di frase in frase nella versione. Si aggiunga attraverso la filologia l’attitudine a comprendere il significato profondo dei termini, a porsi problemi e a ricercare soluzioni, ad esaminare ciò che è visibile, a cogliere ciò che possa mancare nel quadro.

Nulla è più conforme a molteplici esigenze nella vita di ognuno di noi: il genitore che dialoga con il figlio, l’insegnante che segue il discente, il medico che osserva il malato, devono tutti sviluppare tale attitudine di attenzione e di umile disponibilità a rivedere, in funzione dell’altro, l’atteggiamento precedentemente assunto. Questo fatto è così tangibile da consentire al Professor Neri tutta una serie di riflessioni sul tema “Tradurre per ascoltare gli altri: una sfida (anche) antropologica”.

Anzi, la versione ed il procedimento di diagnosi clinica possono, ad esempio, essere assimilati per sviluppo logico come nello schema allegato. Si potrebbe aggiungere che ad ogni passaggio sia nella versione sia nel procedimento di diagnosi clinica l’ipotesi di traduzione o quella diagnostica vengono sottoposte a verifica o a smentita, cioè a quella che Popper chiama

“falsificazione”. Ma considerazioni analoghe potrebbero essere addotte ovunque sia richiesta capacità interpretativa: per il musicista o per il direttore d’orchestra che esamina una partitura; per il legale o per il giudice che studia una causa legale; per sceverare una questione di bioetica; per colui che conduce una investigazione. Ovunque cioè ci si confronti con una situazione non deterministica, bensì probabilistica, aperta a più possibili soluzioni, di cui peraltro una sola è quella giusta o almeno ottimale.

Qualcuno potrà domandare perché non ricorrere a versioni da lingue contemporanee, adducendo anche il motivo del loro possibile utilizzo immediato: la risposta è che le lingue contemporanee hanno raggiunto un più o meno notevole grado di semplificazione, sono comunque prossime alla nostra mentalità, non possiedono una struttura tale da richiedere procedure interpretative complesse come Greco e Latino.

Nel 1983 negli Stati Uniti la National Commission on Excellence in Education pubblicava “A Nation at Risk: The Imperative for Educational Reform”, in cui esprimeva severa preoccupazione per il degrado degli studi nella scuola statunitense. All’epoca K. Mortimer in un suo rapporto apertamente dichiarava che per risollevare il livello della scuola statunitense sarebbe stato necessario reintrodurre lo studio dei classici. Non sembra che tale appello sia stato ascoltato, poiché nel 2009 R. Wolk ha pubblicato “Why we are still at Risk”, che testimonia il perdurare del degrado, ma enfatizza tuttavia soltanto lo studio dell’algebra per incentivare il numero di scienziati e di ingegneri e l’utilizzo dei fin troppo diffusi “standardizer-test scores”, che sostituiscono questionari falsamente obiettivi al rapporto vivo tra docente e discente.

Al contrario, la lontana Finlandia, mai toccata dall’Impero Romano, ha tenuto a lungo in grande considerazione lo studio dei classici e del Latino, e sino al 14.06.2019 diramava nell’etere i Nuntii Latini, notiziario in Latino classico dell’emittente radiotelevisiva pubblica nazionale (in Latino Radiophonia Finnica Generalis). Cosicché nel 2005 un giornalista poteva intitolare un suo articolo “Latino e tecnologia: ecco il miracolo finlandese”.

San Paolo afferma che esiste varietà di carismi. Si può peraltro affermare che nessun esercizio risulta più utile della versione dal Greco o dal Latino per educare sia all’humanitas sia a quella capacità critica, che trova giusta applicazione in ogni campo della nostra vita.

Bibliografia a disposizione presso la Redazione

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