viaggio-alla-scoperta-della-grande-bellezza-toscana

Viaggio alla scoperta della Grande Bellezza toscana

Belmond Villa San Michele

Arte, fascino, accoglienza, storia si intrecciano e dialogano in alcuni luoghi iconici della Toscana. Ma partiamo proprio dall’hospitality. A Doccia, collocato all’interno di una cava del Montececeri, si trova Belmond Villa San Michele, un boutique hotel di lusso dal grande fascino. Inizia da qui il nostro viaggio alla scoperta di un luogo intriso di storia, di valori ambientalistici e paesaggistici, dove vivere un’esperienza all’insegna dell’ospitalità d’eccellenza e dell’arte del luogo, anzi The Art of Belmond.

All’ingresso la facciata del complesso, attribuita a Michelangelo, ci accoglie nell’ampio spazio rettangolare, a cui si giunge lungo una stretta strada ombreggiata da cipressi, dietro si sviluppano terrazzamenti digradanti e raggiungibili tramite l’arioso loggiato che si affaccia su Firenze.

«Belmond Villa San Michele è casa. I nostri ospiti si sentono a proprio agio perché c’è un continuo scambio e una vivace interazione con noi e la gente del luogo», ci svela Emanuele Manfroi, General Manager di Belmond Villa San Michele.

Belmond Villa San Michele

L’edificio, il cui nome trae origine dalla chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, è un antico monastero rinascimentale dei frati cappuccini, circondato da un folto verde che dona alla località un carattere solenne. Fondato ai primi del quattrocento per i Romiti Terziari di San Francesco, subisce le prime trasformazioni nel 1808, quando Napoleone decide di trasformarlo a villa privata.  Nel 1900 fu acquistato da Mr. Henry White Cannon di New York. Mr Cannon che ebbe cura di rinnovare i giardini e di fabbricare ampie serre. Nel 1952 la villa fu poi trasformata in un albergo dal ricco proprietario francese Tessier, che modificò la struttura ricettiva in una proprietà più ampia e lussuosa. Successivamente nel 1982, l’Orient-Express Hotels, proprietaria del famoso Hotel Cipriani di Venezia, acquistò la villa, il giardino e il parco che la circondano. All’epoca un complesso programma di lavori di restauro fu organizzato con la collaborazione delle Belle Arti di Firenze.

Giardini Belmond Villa San Michele

Il paesaggista Pietro Porcinai insieme all’architetto Pier Niccolò Berardi furono coinvolti nella sistemazione degli spazi esterni, il recupero ambientale del bosco e la progettazione di una piscina, rispettando i vincoli paesaggistici. Porcinai si occupò anche dell’illuminazione che oggi si presenta soffusa con punti luci invisibili durante il giorno e nella zona del giardino discreta grazie all’utilizzo di apparecchi Vertical appoggiati sui muri che creano fasci di luce in alto e in basso. Un progetto ambizioso che ha visto negli anni diverse evoluzioni per raggiungere alti livelli di ospitalità.

Belmond Villa San Michele

La nostra visita prosegue all’interno della villa dove sulle pareti in cava di pietra campeggiano ritratti di monaci e l’affresco che raffigura l’Ultima Cena troneggia in quello che era il refettorio dell’antico monastero. Le diverse sale presentano arredi di design e opere d’arti contemporanee che si intrecciano ad elementi storici.

«Abbiamo scelto pezzi che esprimono il senso di casa per distinguerci dai classici alberghi. Ognuno di noi ci mette la propria idea. Io sono appassionato di vintage mentre il barman ha una cultura per i dischi. Lo scorso anno abbiamo infatti dedicato uno spazio alla musica, cercando nei mercatini vecchi dischi di musica e per i bambini. E poi abbiamo raccolto tanti libri. Le famiglie fiorentine che svuotano casa vengono da noi e ci portano libri antichi. Spesso ci regalano anche pezzi che non usano più e noi gli restituiamo una seconda vita», spiega Emanuele Manfroi.

Un dialogo aperto con le persone che abitano a Fiesole e a Firenze. Così, camminando per le sale dell’hotel scopriamo vicino al business center un’antica macchina da scrivere, un mappamondo e un occhiale degli anni venti, donato da un artigiano del luogo.

Mostra Massimo Listri al Belmond Villa San Michele

Ma a Villa San Michele c’è anche una particolare attenzione al mondo dell’arte per sostenere gli artisti locali. «Quando sono arrivato in questo albergo c’erano grandi stampe come in molti alberghi, ma volevo dare un’impronta contemporanea al luogo. In quegli anni c’era un bellissimo fermento a Firenze di street art e di artisti contemporanei che contrastavano con la visione classica di Firenze. Abbiamo quindi fatto una ricerca e selezionato dei quadri, a volte osando, per esporli all’interno della villa. Da quel momento il legame con il mondo dell’arte si è rafforzato. Ci piace l’idea di far diventare questo luogo una piccola galleria d’arte, dove gli artisti possono venire in villa quando desiderano, trascorrere le serate con noi e chiacchierare con i clienti», ci dice il General Manager.

Casa museo Massimo Listri

Da questa passione Belmond Villa San Michele intende farsi promotrice di iniziative dedicate all’arte. All’arrivo a Firenze d’obbligo una visita nella casa museo del fotografo di architettura e di interni Massimo Listri, che da anni collabora con AD Italia. Noto per non documentare ma inventare la bellezza. Curioso e accumulatore seriale per vocazione, la sua casa di 600 metri quadri si presenta come una Wunderkammer manieristica che raccoglie oggetti preziosi e insoliti, meraviglie della natura, quadri, libri. Per lui il collezionismo è un’ossessione, ogni stanza è infatti fittamente arredata, un horror vocui, in netta contrapposizione alle sue celebri foto dove ricerca il rigore formale per cogliere l’essenza dello spazio e gli aspetti più nascosti. Percorrendo la casa labirinto si respira la cultura fiorentina, dove nulla è lasciato al caso. La sensazione è di essere trasportarti in un’epoca remota per vivere la grandiosità e la raffinatezza rinascimentale.

Dopo questa stupefacente visita torniamo a Villa San Michele per inaugurare il progetto ARTE IN VILLA che vedrà esposte fino al 15 ottobre le opere di maestri nazionali e internazionali. Dieci foto di Massimo Listri occupano La Loggia e alcune sale per celebrare luoghi della cultura e dialogare con l’architettura rinascimentale del luogo.

Massimo Listri

L’esposizione si arricchisce anche delle opere dell’artista tedesco Francis Fulton Smith, celebre attore e producer, che ha scoperto la passione per l’arte durante la pandemia. Elabora i suoi pensieri in dipinti che spaziano dai ritratti ai paesaggi astratti.

«Nel corso degli ultimi 13 anni sono stato molto impegnato con il mio lavoro, ma con l’arrivo della pandemia c’è stato un arresto totale delle mie attività. Tutta la società era precipitata in un profondo silenzio. Era inutile lamentarsi e ho iniziato a meditare per intraprendere un viaggio interiore e connettermi con la forza dell’universo», dice Francis. «La possibilità di esporre in questo monastero mi è sembrata una bella coincidenza, in un momento storico in cui ho pregato molto. Per me dipingere è stato un modo per esprimere speranza e un’opportunità per riconnettermi con i miei sentimenti, le mie emozioni, per imparare dai momenti di grande difficoltà. Credo che la bellezza possa essere ritrovata nelle piccole cose», conclude l’artista.

Pic nic con vista panoramica

Questo percorso ricco di emozioni e suggestioni prosegue il giorno seguente alla scoperta della celebre Villa Montececeri dell’architetto Pier Niccolò Berardi. Ad accoglierci c’è Shirley Shivhon, una solare ragazza americana che ha deciso di trasferirsi stabilmente a Fiesole per dedicarsi alla produzione di vino e di olio biologici della tenuta. «Questo posto mi ha subito conquistata. Ero venuta per una vacanza e alla fine ho deciso di vivere qui», ci dice Shirley. Attraversiamo il cancello per immergerci lungo il viale alberato di platani che conduce alla villa costruita nei primi dell’Ottocento, alla piccola cappella e alla piscina incastonata nella roccia viva, progettata dall’architetto nel 1950. L’elegante struttura neoclassica si distingue per la facciata con un intonaco rosso ed è circondata da imponenti cedri di Libano che ci conducono alle pendici del bosco dove si scorge il suggestivo panorama di Firenze.

Al bosco e al giardino all’italiana si alternano i vigneti e gli uliveti che circondano la villa, di cui Shirley si prende cura con grande dedizione. Documenti recenti attestano inoltre che Leonardo da Vinci possedeva un uliveto all’interno della proprietà, da cui probabilmente ebbero inizio i suoi esperimenti di volo.

Dopo una lunga passeggiata la nostra esperienza immersiva si conclude con un piacevole pic-nic sul prato per godere l’atmosfera del luogo in piena libertà, gustando le delizie preparate nel cestino e sorseggiando bollicine. Questa è la Toscana. Una scoperta continua per chi intende lasciarsi trasportare in luoghi e paesaggi fiabeschi.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *