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Nasce la Fondazione ‘Italian Higher Education with Africa’ per promuovere l’internazionalizzazione degli atenei in Africa e aiutare lo sviluppo locale




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MILANO – I rappresentanti di sei università italiane insieme per dare il via, con il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi in videocollegamento, alla Fondazione ‘Italian Higher Education with Africa‘, che coinvolge nel Corno d’Africa Camerun, Kenia, Somalia, Tanzania ed Etiopia. Il Politecnico di Milano, l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, l’Università degli Studi di Firenze, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università degli Studi di Padova e la Sapienza di Roma hanno firmato questa mattina l’atto costitutivo della Fondazione IHEA per promuovere l’internazionalizzazione degli atenei in Africa e contribuire, in ottica di cooperazione, allo sviluppo locale. In sostanza lezioni in loco per aiutare a costruire la classe dirigente del futuro.

Primo presidente il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio che, in videocollegamento, ha detto: “Si parte dalle regioni del corno d’Africa con la previsione di allargarci. La costituzione di questo consorzio ha un grande significato, direi politico. Lo sviluppo reale di quelle aree può avvenire solamente attraverso una crescita culturale. E la crescita della conoscenza media della popolazione farà crescere anche il livello del dibattito politico in comunità martoriate dalla storia”. Si tratta di atenei africani con cui gli omonimi italiani hanno già relazioni consolidate: Catholic University of Cameroon; in Kenya la Strathmore University e la Technical University of Mombasa; Somali national University, Mandela Institute of Technology er St. Francisco University College of Health and Applied Sciences (Tanzania); in Etiopia la Mekelle University. Grazie alla collaborazione col ministero dell’Università e della Ricerca e il ministero degli Affari Esteri italiani, hanno spiegato i rettori riuniti nella sede centrale del Politecnico a Milano, sono già partiti un primo programma di mobilità virtuale e un altro per istituire un master universitario rivolto a docenti e ricercatori che sarà avviato nel 2021. 

Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano e vicepresidente di IHEA, nel suo collegamento video ha sottolineato proprio l’aspetto delle collaborazioni pregresse: “Non partiamo da zero, ma abbiamo deciso di mettere a sistema le nostre esperienze accademiche in Africa perché da soli non avremmo avuto le risorse sufficienti. Il nostro modello universitario ha tanto da dire e insieme possiamo essere davvero competitivi sul piano internazionale. La fondazione sarà strumento per le politiche del nostro paese. Ma- ribadisce Resta- saremo in loco perché è una fondazione con l’Africa e non per“.

DA INGEGNERIA AI BENI CULTURALI

Ingegneria civile, beni culturali, gestione delle risorse e sviluppo locale, alcuni degli ambiti disciplinari declinati secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 e dell’Agenda 2063 per lo sviluppo sostenibile globale. Intanto il semestre è iniziato a distanza a causa delle condizioni sanitarie: “Se non ci fosse stato il Coronavirus avremmo annunciato la partenza in loco per il prossimo anno accademico, purtroppo al momento l’incertezza regna sovrana”, ha spiegato Francesco Ubertini, rettore dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna che, poi, ha parlato di “novità assoluta” sottolineando la natura “sistemica” dell’iniziativa: “dovrebbe diventare una nuova modalità di lavoro per una politica universitaria internazionale. I programmi di formazione- ha aggiunto- saranno completamente nuovi, non la riproposizione di cose che facciamo qui”.

SEI CORSI DI LAUREA

Sei i corsi di laurea messi a punto e che, secondo Ubertini, “una volta avviati in loco saranno una vera svolta” perchè “pochi degli studenti africani che studiano da noi tornano nei loro contesti a portare i risultati dei loro studi”.

Di cooperazione ha parlato anche Luigi Dei, rettore dell’Università degli Studi di Firenze: “Dopo i decenni della decolonizzazione e di un avvio di cooperazione talora contraddittoria, oggi abbiamo di fronte la grande sfida di una cooperazione che, proprio perché orientata allo sviluppo economico, non può prescindere dalla crescita culturale del continente africano”. Anche Dei insiste sul tema urgente della sostenibilità “che non può che giocare insieme alla questione dello sviluppo delle nostre università e del continente africano”.

Matteo Lorito, neorettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, si definisce invece “entusiasta erede” del progetto avviato nel mandato precedente: “Migliaia di giovani affamati di conoscenza potranno testimoniare la qualità del sistema formativo italiano. E allo stesso tempo noi impareremo da loro nuovi modi di fare ricerca e didattica. Anche noi della Federico II ci impegneremo al massimo in un contesto di piena collaborazione”. Infine Rosario Rizzuto, rettore dell’Università degli Studi di Padova, si è riagganciato all’intervento di Resta: “Lo sforzo di essere presenti con l’Africa diventa uno sforzo di sistema. Università vuol dire ricchezza di saperi e competenze, ma anche persone, perché l’alta formazione è uno strumento insostituibile di rafforzamento delle relazioni. L’incontro tra studenti di provenienza diverse crea conoscenza ma anche legami che possono diventare istituzionali- prosegue Rizzuto ricordando la cerimonia di laurea in ingegneria per studenti camerunensi alla presenza del presidente Sergio Mattarella-. Le università sono sempre più luogo di opportunità e diritti. Sostenibilità non è solo ambiente, è anche società più eque per tutti. Aprire le nostre università a studenti che non possiamo accogliere tutti qui, spesso per loro difficoltà economiche e di spostamento, apre la strada a una politica globale”.

“Ciò che conta è camminare insieme, in un’ottica cooperativa– ha affermato il ministro Gaetano Manfredi intervenuto a distanza che ha parlato di “coronamento di un percorso avviato mesi fa guardando a un tema che è sempre più strategico per le politiche del nostro paese” e per “un protagonismo dell’Italia nello scenario internazionale”. Occorre inaugurare “una visione nuova, moderna, del rapporto tra università e internazionalizzazione. Non si tratta solo di attirare studenti stranieri. L’aspetto più importante riguarda la presenza delle università italiane all’estero. Le nostre università sono un grandissimo strumento di politica internazionale, perciò devono essere protagoniste di un processo, già in atto, di crescente richiesta di formazione terziaria nel mondo. Ciò significa creare sviluppo, accrescere il livello culturale di un paese ma anche lavorare concretamente agli obiettivi di sostenibilità”.

di Martina Mazzeo e Laura Iazzetti



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