Coronavirus: una improbabile verità?

Alla terza ondata di contagi sembra corrispondere una terza ondata di polemiche [1] sulla eventualità di una genesi artificiale del virus che ha innescato la pandemia che da più un anno sta affliggendo l’umanità. 

Evidentemente la problematica nasce e si persevera nella mancata chiarezza e trasparenza che tutt’ora circondi, al pari di una inestinguibile cortina nebbiosa, l’intera fattispecie. 

Stanti la legittimità delle tutt’ora valide perplessità sollevate fin dalla trasmissione della divenuta virale puntata del tg3 Leonardo (Rai) del 16.11.2015, ove Daniele Cerrato e Maurizio Menicucci osservavavano: 

 «ne esce un supervirus che potrebbe colpire l’uomo, resta chiuso nei laboratori, ovvio, serve solo per motivi di studio, ma vale la pena correre il rischio? Creare una minaccia così grande solo per poterla esaminare?» 

« … il lavoro dei cinesi sulla SARS si riteneva non così pericoloso, secondo una parte del mondo scientifico infatti non lo è e le probabilità che il virus passi alla nostra specie sarebbero irrilevanti rispetto ai benefici: un ragionamento che molti altri esperti bocciano, primo perché il rapporto tra rischi e beneficio è difficile da valutare e poi perché, specie di questi tempi è più prudente non mettere in circolazione organismi che possano sfuggire o essere sottratti al controllo dei laboratori.» … 

ebbene, a fronte del drammatico esito che sta sconvolgendo l’intero pianeta ed un collegato incubo fin’ora senza fine, anche dovuto ad una conseguenza cui nessuno avrebbe prima pensato: le varianti del virus, ancora non soltanto non sono ben chiari quali siano stati tali supposti «benefici» di studi che, comunque vada, sono stati effettivamente eseguiti (e da ciò non si sfugge: resta una inquietante, ma reale coincidenza). 

Ciò che invece è divenuta necessaria – e per fortuna è occorsa – è stata la mobilitazione planetaria di altri scienziati che con una attività condotta in modo solidale e davvero coerente con i principi della bioetica, ha portato alla sequenziazione del virus e, conseguentemente, al primo passo verso la corsa alla sintesi dei vari vaccini di cui oggi disponiamo; il tutto indipendentemente dalla disponibilità di (introvabili) pubblicazioni degli studi che i ricercatori cinesi abbiano svolto, divulgazioni che qualcuno sostiene esistano. 

D’altronde il perseverante mistero su tali dati grezzi, utili a costruire una informazione maggiormente fruibile ed utile alla pubblica opinione, non fa altro che elevare e giammai sedare i dubbi che siano state proprio quelle pur – ritenute improbabili – circostanze, magari anche in concorso di altre, a creare il primo passaggio della catena di contagi (magari il virus del laboratorio è giunto in primo passaggio proprio in uno dei mercati di Wuhan – del resto era o non era il medesimo luogo dei famosi laboratori dei neo “dott.ri Frankenstein” , o sarà stato un comodo depistaggio?). [2] 

Pertanto, a parte un generalizzato difetto su un “principio di precauzione” già sollevato nel merito dei trasformismi divulgativi del ministero della salute Italiano [3], e fermo anche che l’Italia non sembra abbia direttamente partecipato alla dichiarazione congiunta con cui si chiede siano condotte nuove indagini per avere finalmente accesso a tutti i luoghi appropriati ed a tutti i dati disponibili, tutti coloro che affermino o continuino ad affermare che il virus creato nel 2015 non aveva capacità epidemica e che quello che abbia causato la pandemia è frutto di una selezione naturale, quindi naturale al 100%, dovrebbero – parafrasando la Royal Society: «Nullius in verba» – fornire proprio delle convincenti prove a suffragio delle proprie affermazioni; prove che peraltro appaiono come inesistenti o quanto meno insufficienti, visto che gli stessi cinesi sono ora accusati dalla organizzazione mondiale della sanità, non da organismi poco competenti o inaffidabili, di sottrarre dati fondamentali; valga qui la pena ricordare che la medesima WHO abbia mutato atteggiamento dai tempi in cui – lo si ricorda nitidamente – faticava anche soltanto ad utilizzare il termine “pandemia”… 

Concludendo, ricordando anche che la ricerca scientifica (medica inclusa) al livello mondiale dovrebbe ispirarsi ai criteri e limiti di liceità delle ricerche e pratiche, affinché il progresso (e non il correlato danno) avvenga nel rispetto di ogni persona umana e della sua dignità, una massima qui particolarmente calzante e frequentemente utilizzata nel mondo scientifico – malgrado il suo tono, enigmatico – è quella di uno degli antesignani del genere letterario del giallo, Sir Arthur Ignatius Conan Doyle: 

« … Una volta escluso l’impossibile, ciò che resta, per quanto «improbabile», non può essere che la verità».

[1] https://www.lastampa.it/esteri/2021/02/13/news/gli-esperti-dell-oms-pechino-ci-ha-rifiutato-dati-chiave-sull-origine-del-virus-1.39897753

[2] https://www.corrieredellosport.it/news/attualit/cronaca/2021/01/05-77882764/_il_covid_e_nato_in_un_laboratorio_a_wuhan_ecco_le_prove_

[3] https://www.sanitainformazione.it/contributi-opinioni/mascherine-foulard-ed-il-principio-di-precauzione/

Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Abilitato alle Funzioni Direttive
Abilitato Direzione e Management AA SS 
Specialista TSRM in Neuroradiologia 

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