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Gli OSS non sono professionisti sanitari? MIGEP: continueremo le nostre battaglie a testa alta.

Gli Operatori Socio Sanitari non sono professionisti sanitari e lo sappiamo. MIGEP: continueremo le nostre battaglie a testa alta.

Egregio Direttore,

vorremmo porre una riflessione su alcuni articoli usciti “gli OSS non sono professionisti, ma tecnici”. Il futuro dell’oss è un tema importante dopo la risposta del Consiglio di Stato sull’area socio sanitaria. Una prospettiva prioritaria, per gli Operatori Socio Sanitari, avere un ruolo riconosciuto nella comunità assistenziale.

In questi anni si è creata una poca definizione e poca chiarezza sul ruolo dell’OSS, senza creare le condizioni nel dare evoluzione alla formazione per questi operatori e per i servizi alla persona. Occorrono nuovi modelli di formazione per un’assistenza alle persone in stato di fragilità – cronicità attraverso una qualità formativa che oggi manca.

Il tema degli Oss in questi 20 anni si presenta particolarmente complesso dove la politica pur riconoscendolo, per il ruolo avuto in questa pandemia, non riesce a vedere le complesse esigenze di equilibrio di questa figura, partendo dalla centralità dei bisogni delle singole persone e del loro contesto familiare.

Una complessità politica, che continua a rinnegare il diritto dell’area socio sanitaria, adesso dopo la sentenza del consiglio di stato, che non chiude completamente la questione, ma evidenzia che la figura dell’oss così com’è legata all’accordo stato regioni del 2001 non può evolvere in area socio sanitaria perché scarsa nella formazione. Diventa forte la richiesta per una nuova formazione, poiché in questa pandemia viene richiesta una capacità di azione multidisciplinare, estesa al rapporto fra pubblico e privato.

In un sistema assistenziale infermieri e oss e altre figure dimenticate sono attori indispensabili per i valori costituzionali, nel rispetto, nel servizio, nella cultura e nel sostegno alle persone fragili.

Gli operatori socio sanitari rappresentano il riferimento organizzativo dell’azione per una pluralità nella natura dei bisogni primari a cui è necessario rispondere, in termini di complessità, varietà e specificità nella dimensione di nuove problematiche.

Oggi è il tempo di aprire nuovi spazi di dialogo e di confronto con la categoria, il futuro si costruisce solo con l’impegno di tutti con la forza e uniti e coesi.

Diciamo basta con le iniziative isolate e di tutte quelle associazioni oss corporative divise tra loro che non hanno portato a nulla, indebolendo la categoria e dividendo i colleghi tra di loro. C’è la necessità di una professione che deve trovare una sua collocazione, un area socio sanitaria negata pur essendoci una legge. E non serve raggiare un elenco regionale che non serve a nulla tralasciando i problemi importanti.

La Federazione Migep OSS e il sindacato Shc OSS sono motivati per lo sviluppo degli operatori e per la tutela della salute dei cittadini e nel rispetto dei ruoli attraverso un registro nazionale, un tavolo tecnico, un osservatorio, una revisione sulla formazione.

Il Ministero, i Politici, la Fnopi, gli Opi devono riaprire nuovamente un confronto con la Federazione Migep OSS e il sindacato Shc Oss per ripensare insieme il futuro dell’assistenza alle persone e al servizio sanitario e sociale; è arrivato il momento dopo 20 anni di riflettere sull’organizzazione del profilo e della formazione dell’oss.

Si può proporre una formazione migliore, avere centinaia di proposte, ma se non si cambia la struttura da tecnico a socio sanitario, gli oss rimarranno sempre tecnici, con competenze che partono da una gamma di attività “dalle pulizie all’assistenza al paziente”, rilevando un sistema ormai obsoleto sulla formazione, carichi di lavoro e demansionamento.

Evidenziamo la necessità di rivedere il profilo dell’OSS, unificando i due profili (Oss – Oss/s) poiché i moduli di lavoro sono confusi, e parametrare diventa difficile, anche se dovessero formare il meglio, faranno la stessa cosa, pertanto c’è la necessità di andare su un unico profilo, su un profilo formativo compiuto.

Aprire un osservatorio nazionale permanente, un tavolo tecnico nazionale, sarà uno strumento che deve gestire il registro degli oss, deve vedere la criticità della figura legata al sistema di salute dei cittadini, dei servizi, vedere lo sviluppo dell’Operatore Socio Sanitario, la formazione, rivedere il profilo dell’OSS, dando indicazioni come può essere utilizzata, altrimenti questa qualifica continuerà a essere svenduta e continuerà a essere utilizzata in modo errato con abuso di professione.

Se la professione non viene ridisciplinata, le regioni continueranno a fare quello che vogliono utilizzando in modo diverso questa figura senza dare risposte alle richieste poiché vengono a mancare gli strumenti necessari a un’assistenza di qualità. Gli assetti organizzativi delle competenze sono scanditi da campi tematici (sociale, sanitario, istruzione, formazione, lavoro, …), ma al contempo necessariamente riferiti ai bisogni e funzionamenti che trovano ricomposizione nella centralità delle singole persone; si ha la responsabilità nel facilitare e formare operatori socio sanitari attraverso autonomia e responsabilità.

L’obiettivo ora è quello di porre in essere opportuni interventi di carattere normativo al fine di eliminare questa disparità anche sul lavoro usurante con parità di trattamento eliminando quella disparità createsi fra gli stessi operatori.

La nostra battaglia in tutti questi anni è stata determinata e continua, anche se molti indicano:” che non abbiamo ottenuto nulla”, possiamo invece dire di aver avuto riscontri positivi.

Dobbiamo costruire un rapporto forte di dialogo tra i politici, gli infermieri e federazione Migep Oss e Shc Oss. E’ importante non sovrapporre le competenze e agire con ruoli chiari e inter – dipendenti, ma soprattutto dare una dignità a questa professione.

E’ necessario definire le competenze specifiche dell’oss, la formazione, rendendola omogenea in tutto il territorio nazionale, superando il desueto inquadramento del ruolo tecnico, facendo confluire la figura dell’operatore socio-sanitario nel ruolo socio-sanitario, come espressamente previsto dall’articolo 5 della legge 3/18 Lorenzin.

E’ importante che il lavoro fatto con la Fnopi venga definito con il confronto della Conferenza Stato Regioni. Il Governo deve farsi carico di questo tema, bisogna costruire e sensibilizzare tutte le istituzioni e le dirigenze per affrontare questa tematica, poiché il sistema assistenziale necessita di personale formato. Bisogna avere una sanità che dia risposte corrette e di qualità sia nella formazione, sia verso i cittadini, garantendone i diritti alla salute e cercando di risolvere il problema che dura da diversi anni per gli operatori socio sanitari.

Diventa fondamentale migliorare il percorso formativo e aggiornamento continuo affinché l’operatore socio-sanitario sia adeguatamente preparato.

Bisogna definire strategie, definire e ridefinire competenze per settore di esercizio con relativi livelli di responsabilità (autonomie su attribuzione in cooperazione), bisogna rivedere i modelli organizzativi ed emanare linee guida per il corretto esercizio della qualifica, istituendo un sistema di qualità per la rete formativa anche in tutela delle competenze in tre ambiti, socio assistenziale, sociosanitario e sanitario, questi saranno i temi da affrontare da oggi.

In assenza di tutto quanto espresso sopra, il rischio diventa sempre alto di sovrapposizioni di competenze, duplicazione onerose di prestazioni e mancanza di riconoscimento della professione senza la possibilità di avere risposte alle richieste della base con conflitti tra gli stessi operatori e frantumazioni nell’assistenza, mettendo a rischio anche l’incolumità degli assistiti nel loro percorso di salute.

In questo servizio sanitario nazionale c’è spazio per tutte le professioni, peccato che le riforme non la pensano in questo modo negando anche il lavoro usurante all’oss. Per questo poniamo una domanda:”è importante ritenere una singola professione come unica nel ruolo assistenziale di base in una realtà di lavoro multidisciplinare nell’interesse dell’assistito?”.

La titolarità delle cure primarie non appartiene ad una singola figura ma è condizionata dai bisogni specifici dell’assistito. Pertanto il dibattito sui rapporti tra le due professioni (infermiere – OSS) dovrà maturare in un paradigma collaborativo per costruire un senso di appartenenza orientato ad obiettivi di qualità e sicurezza dell’assistenza e nell’ambito lavorativo.

L’11 giugno abbiamo tenuto un evento on-line con la partecipazione delle Senatrici GuidolinBoldrini – con la partecipazione di un presidente OPI e del consulente ARAN, e con la partecipazione di una coordinatrice infermieristica, si è discusso di: “futuro degli Operatori Socio-Sanitari”, è emerso che la professione, il profilo, la formazione sono punti fondamentali e primari di essere rivisti, in prospettiva della grande occasione offerta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ed è un’occasione per riposizionare le responsabilità all’operatore socio sanitario e che si sta lavorando per aprire un osservatorio e un tavolo tecnico nazionale.

Siamo dispiaciuti che molti oss dopo l’evento hanno usato metodi e parole per screditare un importante evento e i relatori. Lo spirito non deve essere quello dello scontro tra associazioni, politici e infermieri, è controproducente. A questo proposito ci rivolgiamo a tutti gli oss; “basta polemiche, essere intolleranti, individualisti, poco rispettosi di tutti e tutto, sfiduciati, non gettiamoci la croce addosso,” siamo solamente lo specchio della nostra società, come tutti gli altri.

Riprendiamo autonomia e dignità oltre educare la mente, perché senza una legge, senza un riconoscimento, l’oss e come una foglia al vento senza diritti.

Occorre elevare la tutela professionale, garantendo percorsi, adeguare stipendi al livello europeo, un solo contratto ovunque l’oss lavori.

A fine novembre terremmo un convegno ad Arezzo in Risk Management.

Federazione Migep
Angelo Minghetti

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