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Zona rossa, arancione e gialla: le cinque regioni che cambiano colore con l’ordinanza di Speranza

Cinque regioni dovrebbero cambiare colore a partire da lunedì 10 maggio con le ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza. Oggi, dopo il report dell’Istituto di Sanità e del ministero della Salute, la Valle d’Aosta, unica zona rossa rimasta, ha la chance di passare in arancione e raggiungere così la Sardegna e la Sicilia.

Zona rossa, arancione e gialla: le cinque regioni che cambiano colore con l’ordinanza di Speranza

Per la Basilicata, la Calabria e la Puglia invece si pronostica un ritorno alla zona gialla. Arriveranno così a 53 milioni gli italiani che si troveranno nelle aree con minori restrizioni e dove sono aperti bar, ristoranti, cinema e teatri.E dove a partire dal 17 maggio potrebbe essere allentato l’orario del coprifuoco, che potrebbe passare a scattare alle 23 o alle 24. Il decreto del governo Draghi potrebbe arrivare entro venerdì 14. 

Sempre secondo i pronostici il monitoraggio che arriverà nelle prossime ore confermerà sostanzialmente i dati delle ultime settimane: la curva dei contagi continua a scendere lentamente, con l’Rt che resta stabile attorno a 0,85 a livello nazionale. Attualmente sono 15 le regioni in zona gialla, 5 le regioni in zona arancione e solo una in fascia rossa, la Valle d’Aosta. In base alle ultime ordinanze del ministro della Salute, si applicano le misure previste:

  • per la zona gialla alle regioni: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto e alle province autonome di Bolzano e di Trento;
  • per la zona arancione alle regioni: Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia;
  • per la zona rossa alla regione Valle d’Aosta.

Intanto ieri proprio la Regione Sardegna ha inviato una richiesta ufficiale a Speranza per tornare direttamente in zona gialla. Le motivazioni sono contenute in una relazione che l’assessorato regionale della Sanità ha trasmesso oggi al ministero, e che fotografa il progressivo miglioramento del quadro epidemiologico nell’isola. 

La Regione fa presente che dal report provvisorio inviato dall’Istituto superiore di Sanità alle Regioni, e in attesa di valutazione di domani della Cabina di regia, emerge uno scenario di rischio basso, di tipo 1. Se i dati fossero confermati, il monitoraggio della settimana di riferimento dal 26 aprile al 2 maggio indicherebbe per la Sardegna un indice di contagio Rt di 0.74, in ulteriore discesa rispetto allo 0.81 registrato nella settimana precedente. Positivi anche i dati sulla pressione negli ospedali, dove il tasso di occupazione si attesta al 22% sia per le degenze in area medica, sia nelle le terapie intensive, indici al di sotto delle soglie d’allerta previste.

Per la Valle d’Aosta invece il passaggio in zona arancione non è certo. La Regione ha recentemente presentato un emendamento in cui si chiede di abolire l’automatismo dell’introduzione della ‘zona rossa’ basato unicamente sul valore numerico dei 250 casi per 100.000 abitanti, così da avere una valutazione più coerente della reale condizione sanitaria del territorio. 

Il coprifuoco allentato dal 17 maggio con un decreto del governo Draghi

Intanto il governo non ha ancora fissato la data per la cabina di regia politica tra le forze di maggioranza e l’ala rigorista dell’esecutivo continua a ribadire la necessità di procedere con prudenza per non vanificare gli sforzi fatti finora. La data del 17 maggio è quella più probabile perché per quel giorno sarà passato abbastanza tempo per valutare gli effetti del decreto riaperture, in vigore dal 26 aprile. Per questo è possibile che dal 17 maggio si arrivi fino alle 23, ma anche che si sposti l’orario del ritiro direttamente a mezzanotte. 

Per le palestre si valuta la possibilità di ripartire con le lezioni individuali e senza l’uso degli spogliatoi, mentre per i matrimoni si valuta una data ufficiale di ripartenza dei ricevimenti con un protocollo di sicurezza da far rispettare agli operatori del settore. Secondo il cronoprogramma fissato dal governo Draghi a metà maggio riapriranno le piscine all’aperto e i centri commerciali nel week end, mentre l’ok per palestre e ristoranti al chiuso dovrebbe arrivare il primo giugno.

Nei giorni scorsi il Comitato Tecnico Scientifico ha esaminato il dossier legato alle piscine al chiuso: la raccomandazione è stata spogliatoio sì ma niente docce. E ha raccomandato di estendere a 42 giorni i richiami con i vaccini di Pfizer e Moderna e ribadito che chi ha già ricevuto la prima dose del siero di AstraZeneca può completare senza problemi l’immunizzazione. Per il 15 giugno si attende l’ok alle fiere e il 1 luglio ripartiranno i convegni, i congressi e i parchi tematici.

Se i numeri continueranno a mostrare un rallentamento dell’epidemia è probabile che un decreto per fissare le nuove regole delle riaperture venga varato già venerdì 14 maggio. Il giorno dopo è prevista infatti la riapertura del paese ai turisti. “Con il check procederemo a nuove aperture”, ha confermato ieri il ministro degli Affari Regionali Mariastella Gelmini ribadendo però la necessità di procedere “progressivamente e in sicurezza”. Ma il tagliando servirà anche per dare una data certa anche a quei settori che finora sono rimasti fuori da ogni programmazione: quello delle cerimonie e degli eventi, innanzitutto, ma anche le piscine al chiuso, le discoteche e i locali da ballo. “Appena sarà possibile – dice l’esponente di Forza Italia che sta mediando con le Regioni – il governo non perderà tempo e darà risposte” anche a loro. Con l’obiettivo, ora che da lunedì in tutta Italia apriranno le vaccinazioni per i 50enni, di arrivare all’estate con due uniche restrizioni: l’utilizzo della mascherina e il distanziamento.  

 

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