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Allarme nucleare in Francia: cosa succede e quali rischi per l’Italia

Scatta l’allerta sullo stato delle centrali nucleari oltralpe. La società energetica francese, Edf, ha individuato 320 saldature ritenute a rischio di cedimento negli impianti di produzione di energia atomica, e intende avviare verifiche che entro la fine dell’anno dovrebbero raggiungere il 90% degli impianti. L’Authority nazionale per la Sicurezza Nucleare francese (Asn) è stata avvisata sul tema dopo la recente scoperta di una grave crepa nel reattore Penly 1, nel dipartimento della Seine-Maritime (Normandia) che ha costretto le autorità a spegnere la centrale.

Allarme nucleare in Francia: la comunicazione

“L’Asn prende atto di questo nuovo sviluppo della strategia e ritiene che sia responsabilità di Edf metterlo in atto”, ha affermato l’Authority per la sorveglianza nucleare in seguito alla comunicazione del gestore.

In passato, l’Asn aveva chiesto al colosso energetico francese di “rivedere la sua strategia” per risolvere i problemi che stanno riscontrando le centrali nucleari in Francia già dal 2021. Come riportato da La Stampa, dallo scorso aprile almeno 29 dei 56 reattori oltralpe sono in fase di manutenzione e sono stati fermati per permettere di effettuare gli esami necessari alla proroga della loro di vita oltre i 40 anni previsti. Molti però stanno riscontrando dei problemi di corrosione, ponendo il tema della sicurezza.

Nell’impianto di Pelny, che lo scorso 8 marzo ha fatto scattare l’allerta, sarebbe stata rilevata un crepa di oltre i 155 millimetri, con una profondità di 23 millimetri, di poco inferiore allo spessore della conduttura interessata, pari a 27 millimetri.

Secondo quanto riportato dall’Asn, questa crepa non ha avuto conseguenze per il personale o l’ambiente circostante, ma ha indebolito la resistenza della tubazione, compromettendo il sistema di raffreddamento del reattore. Per questo l’Autorità ha deciso di fermare il reattore, classificando la segnalazione a livello di rischio 2, un gradino sotto quello che viene definito “incidente grave”.

Alla luce della raccomandazione dell’Asn, Edf ha annunciato analisi più approfondite su buona parte del suo parco nucleare, ma il vicedirettore della Divisione Generazione Nucleare del colosso energetico ha rassicurato che il dossier “non richiede alcuna modifica della programmazione degli arresti dei reattori, sia per il 2023 che per il 2024”.

L’operatore non ha rivisto la sua stima della produzione di energia nucleare per quest’anno, che rimane tra i 300 e 330 terawattora, e proprio in questi giorni a Parigi è in discussione davanti ai deputati dell’Assemblée Nationale il progetto di legge per il rilancio dell’energia atomica nel Paese (qui abbiamo parlato della rivoluzione nucleare in Italia).

Un provvedimento al centro di polemiche attorno alla riforma della sicurezza nucleare voluta dal governo, che prevede la costruzione di sei nuovi reattori EPR promessi da Emmanuel Macron entro il 2035 (qui il progetto dell‘Enel sull’energia nucleare di quarta generazione).

In Italia esiste uno strumento che prevede procedure per limitare le conseguenze in caso di incidenti a centrali nucleari al di fuori del territorio nazionale. Si tratta del “Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari”, sviluppato dal dipartimento della Protezione civile che individua e disciplina le misure per fronteggiare le conseguenze di incidenti o inconvenienti in reattori oltre i confini, secondo tre diversi scenari:

  • impianti entro i 200 chilometri dal confine nazionale;
  • impianti oltre i 200 chilometri dal confine nazionale;
  • impianti in paesi extraeuropei.

Tre sono le fasi operative in stretta corrispondenza alla messaggistica codificata a livello internazionale dalla IAEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica:

  • Attenzione, a seguito della notifica di un alert o di una facility emergency
  • Preallarme, a seguito della notifica di una site area emergency
  • Allarme, a seguito della notifica di una general emergency

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