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Blog | Denatalità, basta incolpare chi non vuole figli: si agevoli chi vuole una famiglia, ma non ci riesce – Il Fatto Quotidiano

Lo chiamano “inverno demografico”, è il periodo di forte denatalità che l’Italia sta vivendo ormai da più di tredici anni. Nel 2021 il censimento dell’Istat ha riportato la presenza di 5,4 anziani per ogni bambino e un nuovo minimo storico delle nascite. Assistere a un paese che invecchia per alcuni è uno spettacolo tanto amaro da diventare una giustificazione per vietare l’aborto, come propose Lella Golfo su Avvenire un paio d’anni fa. È il caso, invece, di smetterla di incolpare chi i figli non li vuole e passare a risolvere il problema cruciale per chi vorrebbe costruire una famiglia, ma non ci riesce.

Quella dei Millennial (nati tra il 1980 e il 1996) è la generazione delle rinunce, che desidera di più ma realizza di meno; forse per questo ci piace così tanto guardare film e serie tv… Netflix è l’unico posto in cui i nostri sogni diventano realtà. Secondo i dati Ocse gli italiani e le italiane in età fertile vorrebbero due figli, ma ne fanno solo uno. La crisi economica pesa sui progetti dei giovani, che spesso fanno già fatica come singoli ad avere un’entrata stabile, fanno i conti con contratti al limite dello sfruttamento e proposte di lavoro da 2,50 euro l’ora, come quelle che Possibile raccoglie quotidianamente sulla sua pagina Instagram. I sussidi che il governo offre ai genitori sono inadeguati per il caro-vita che stiamo vivendo, un congedo di paternità che non somigli a un contentino è ancora una chimera, gli asili nido vicini alla residenza sono più esclusivi del menù di Carlo Cracco.

Ma non è solo questo, persino le notizie positive influiscono sul calo delle nascite. Secondo il Censis le donne studiano sempre di più, rappresentando il 57% delle lauree d’Italia; scelgono anche in misura maggiore una specializzazione accademica post-laurea, come master o dottorato. Numeri impensabili fino a qualche decennio fa, quando l’Università era affare prevalentemente maschile. Peccato che questi dati vadano poi a scontrarsi con quelli dell’occupazione femminile, tra le più basse dell’Unione Europea (ma a essere onesti, anche quella maschile non è delle migliori).

Al di là del triste panorama offerto dal mondo del lavoro, i numeri raccontano che le donne hanno il desiderio di studiare, affermare il proprio talento e costruire una carriera, percorso che può o meno conciliarsi con la costruzione di una famiglia. Il punto è che queste due strade, come dicevo, appaiono spesso inconciliabili. Infatti, è altissima la percentuale di donne che lavorano part-time, tra le quali il 60% afferma di essere costretta a lavorare meno per mancanza di alternative nella cura di bambini e anziani della famiglia. Paghiamo sempre noi, insomma, la scelta di fare figli. E forse, finalmente, questa situazione non sta più bene a tutte! Ecco perché un governo che parla di natalità senza parlare di femminismo e discriminazioni di genere… parla a vanvera.

La Ministra Roccella, grande fan delle rime baciate, ha annunciato lo slogan per il suo operato: “natalità, la mia priorità”. Però qualcosa non quadra, perché pochi giorni fa proprio il governo Meloni ha bloccato la registrazione all’anagrafe dei figli di coppie omoaffettive, partendo dal comune di Milano, città-rifugio di tante famiglie arcobaleno. Chi resta, quindi, sarà figlio o figlia di uno solo dei partner, mentre l’altro… mah, sarà come un ospite piantato in casa più a lungo del previsto. La decisione di restare a vivere all’estero – nei Paesi in cui si svolge il percorso di procreazione medicalmente assistita, adozione o maternità surrogata – sembra quella più semplice. Ma come? Non s’era detto che più bambini ci sono in Italia e meglio è per il Pil?

In questo mare di incertezze annega la generazione Z (nati dal ’97 al primo decennio degli anni 2000), il prossimo round di genitori. I primi a prendere consapevolezza, sin da piccolissimi, del disastro ambientale e climatico del pianeta di cui saranno spettatori. Per loro la voglia di far figli non fa in tempo ad arrivare che già si scontra con il tema della sovrappopolazione mondiale e con interrogativi molto più grandi del solo panorama italiano. Stanno chiedendo le risposte a una politica inadeguata che ancora non comprende il legame tra natalità e ambientalismo. Se non facciamo niente per salvare il loro futuro, come possiamo pretendere che ce ne regalino uno?

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