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Paolo Gonzato racconta la sua mostra Fiori

Paolo Gonzato racconta la sua mostra Fiori 

Paolo Gonzato a casa sua con alcuni pezzi della serie “Out of stock”. Foto Simon171 /Courtesy of the Artist

Bastano due alberi di mandarini nel cortile ed è il profumo di zagara ad accogliere Paolo Gonzato – 47enne artista milanese – quando, a primavera inoltrata, oltrepassa il cancello che lo conduce allo studio nel quartiere di Nolo a Milano. Il suo appartamento a due passi da qui ha svolto la funzione di studio fino a che gli arredi non hanno preso il sopravvento; è stato allora che ha trasferito le attività nel basement di un palazzo dall’altra parte della piazza. «Si chiama Piazza degli Artisti – ma non è colpa mia!» dice sardonico al telefono, mentre impartisce le istruzioni per raggiungerlo. Sono 120 metri quadri che ha reso immacolati nei giorni del lockdown e ora ospitano in ordine sparso opere compiute, work in progress e pezzi storici dei Maestri del design, per cui l’artista nutre una sorta di «feticismo». Progetta di traslocare qui, un giorno, e sebbene ancora non ci sia una cucina ha già fatto montare degli armadi dove ha messo alcuni vestiti. «Per provare il brivido di trasferirsi senza trasferirsi veramente» commenta. Piante esotiche – ficus e yucche – riempiono una grande vasca di contenimento che vuole trasformare in una gigante fioriera perché porti in questo spazio le vibrazioni della foresta tropicale. Gli amici più stretti sanno che Gonzato ha quel che si dice “il pollice verde”, ma il suo interesse per il mondo vegetale era insospettabile; almeno fino all’ultima mostra, “Fiori”, in corso fino al 24 febbraio allo Spazio Leonardo di Milano e prodotta da APalazzo Gallery di Brescia.

Paolo Gonzato, Fiori. Spazio Leonardo, UNA Galleria, Apalazzo Gallery. Foto, Cosimo Filippini 2022Paolo Gonzato, Fiori. Spazio Leonardo, UNA Galleria, Apalazzo Gallery. Foto, Cosimo Filippini 2022

Impilate una sull’altra, sono rimaste le prove di stampa del libro omonimo (Fortino Editions) che ha fatto da preludio all’esposizione: una raccolta di 41 opere su carta a soggetto botanico. «È cominciato tutto in maniera abbastanza casuale, con un viaggio tra le colline dell’Umbria» racconta Gonzato. «Questo è il primo disegno che ho fatto, come omaggio alla persona che mi ospitava». Indica lo schizzo delle piccole rose rampicanti coltivate dal proprietario della residenza umbra, e immortalate su un foglio di quaderno. Nel corso di quello stesso viaggio, con i pastelli acquistati lungo il percorso, aveva continuato a disegnare: dalie, echinacee, bignonie, orchidee. Altri fiori sono arrivati durante gli spostamenti successivi nel corso di un anno; sono tutti ritratti dal vero, con gesto immediato e libero da sovrastrutture. «È un tipo di approccio al lavoro che non ho mai praticato prima: se di solito infatti m’impongo delle rigide regole all’interno delle quali un’opera è coerente rispetto a se stessa, qui ho privilegiato un segno istintivo, quasi primitivo”. 

Paolo Gonzato, Fiori. Spazio Leonardo, UNA Galleria, Apalazzo Gallery. Foto, Cosimo Filippini 2022Paolo Gonzato, Fiori. Spazio Leonardo, UNA Galleria, Apalazzo Gallery. Foto, Cosimo Filippini 2022

A sinistra: Paolo Gonzato al lavoro – Foto Simon171 /Courtesy of the Artist. A destra: Veduta dell’installazione allo Spazio Leonardo, UNA Galleria, Milano. Foto Cosimo Filippini / Courtesy of APalazzo Gallery

Gonzato è conosciuto nel mondo dell’arte in particolare per “Out of stock”, serie che porta avanti dal 2003. Il primo pezzo consisteva in una stratificazione di scatole, aperte e sovrapposte, dipinte su ogni superficie (anche quelle non visibili) fino a esaurire avanzi di colori di ogni tipo (l’opera è appena rientrata dalla mostra “No, neon, no cry” al Mambo di Bologna dove è stata esposta pochi mesi fa). I rombi, ormai la sua cifra distintiva, sono nati con quell’opera e mostrano un debito con il mondo del design. «Si tratta di un archetipo rintracciabile in diverse culture ma deriva dalla mia fascinazione per un certo mondo dell’architettura che utilizza quelle forme nel corso del Novecento, da Giò Ponti a Bruno Munari fino ad Alessandro Mendini». Nel caso di “Fiori” attinge a un altro tipo di archetipo, pregno di significati e simbologie, che attraversa tutta la storia dell’arte: dal misterioso affresco minoico del Principe dei Gigli fino a Robert Mapplethorpe, passando per le nature morte secentesche. Proprio per questa abbondanza pregressa, Gonzato ha pensato di usare, racconta, «un titolo minimalista… Sono fiori, la chiamiamo “Fiori”. Forse è un po’ tautologico ma rispetto a quel tipo di lavoro penso che ogni altra soluzione sarebbe stata sopra le righe». 

La prima opera della serie “Out of stock”, con gli iconici rombi tipo Arlecchino, di recente esposta al Mambo di Bologna per la mostra “No, neon, no cry”. Courtesy of APalazzo Gallery

La mostra presenta inoltre sette sculture ceramiche in forma di vaso della serie “Chopstick”, un saggio del rapporto elettivo che Gonzato intrattiene con la ceramica da tempi non sospetti. «Quando ho iniziato a sperimentare con la terracotta, circa vent’anni fa, quel materiale era in disuso nel mondo dell’arte perché percepito come decorativo». E chiosa: «Ma tutto ciò che è desueto o marginalizzato esercita un grande fascino su di me». I suoi interessi lo hanno portato a sviluppare un linguaggio che esplora territori di confine: tra pittura e scultura, installazione e design. E se attinge all’esperienza di designer e architetti per i pezzi fine art, è al contrario l’unicità a caratterizzare i suoi pezzi di arte funzionale: come la collezione di sculture luminose “Baracche”, che rende omaggio alle forme più effimere di architettura. 

Paolo Gonzato – Foto Simon171 /Courtesy of the Artist

Nel gioco di riferimenti incrociati, gli oggetti sembrano detenere per lui un carattere talismanico. Nello studio, abitato da pezzi vintage come una panca Tecno di Osvaldo Borsani concepita per gli spazi pubblici o la celebre lampada Ara di Philippe Starck, basta guardarsi attorno per vedere nei prototipi di Gonzato – tra cui le sedie in legno ispirate a Enzo Mari sparse attorno al tavolo da lavoro e nella stanza attigua – l’influsso delle cose di cui si circonda. «Mi entusiasma la teoria postmoderna dell’appropriazione fluida» dice. «Più che definire un territorio lo voglio esplorare. E se trovo ambiti non particolarmente attuali (intesi come corretti, desiderabili o alla moda) sono quelli in cui mi sento più stimolato». Forse anche per questo, non ha mai comprato un oggetto che non fosse un affare.   

Il libro “Fiori. Paolo Gonzato 2021/2022” riproduce il quaderno dell’artista dove questi disegni hanno originariamente preso forma. Courtesy of Fortino Editions

Paolo Gonzato racconterà il suo progetto “Fiori” in occasione del talk e book signing il 25 gennaio alle 18.30 – Fondazione Sozzani Bookshop, Milano  

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